Redaelli durante la premiazione
Redaelli durante la premiazione

Mandello (Lario), 30 agosto 2016 -  Allo scalatore mandellese Giorgio Redaelli è stato assegno il premio Pelmo d’oro per la sua carriera. Redaelli, classe 1935, ha mosso i suoi primi passi da scalatore sulle montagne che sovrastano Mandello partendo dalla sua frazione: Molina.

A Santo Stefano di Cadore, Redaelli ha stretto con commozione tra le sue mani, quelle mani che si sono aggrappate alle cime dolomitiche, il Pelmo d’oro. La scultura riproduce il massiccio emblema delle montagne locali. Il premio giunto alla sua diciannovesima edizione gode dell’appoggio della Fondazione Dolomiti e dell’ Unesco e Regione Veneto. I premiati con Redaelli, Marco Albino Ferrari, Pierangelo Verri e Maurilio De Zolt, persone a vario titolo unite dal comune denominatore delle alte quote e la difesa ambientale. Il «Re del Civetta» nella sua carriera annovera prevalentemente ascensioni invernali nelle stagioni più fredde dell’anno come le Cima Livanos, e la Cima su Alto. Se Giorgio Redaelli ha dato il meglio di sè, esprimendosi ai massimi livelli tecnici nel comprensorio dolomitico, lo deve in parte a sua madre Amalia.

Di lei ricorda che non condividendo la passione del figlio per il gioco del calcio, sovente ripeteva la frase nel dialetto locale «va so’ va a rampegà che almeno el so in de te see». Questa frase sprone è stata la chiave di tutto il suo impegno. Redaelli è stato riconosciuto uno dei migliori alpinisti europei degli anni ’50 e ’60.  Dal suo palmarès ricordiamo la prima ripetizione della via Bonatti sul pilastro sud-ovest del Petit Dru. L’ascensione in solitaria della via Rebufat su l’Aguille de Midi. E ancora, Torre Trieste, Torre Venezia, Cima Bancon, Torre delle Mede, massicci del gruppo dolomitico Civetta che lo hanno incoronato «Re». Oggi a questa corona si è aggiunto il riconoscimento del Pelmo d’oro. Ad 81 anni di età, Giorgio Redaelli, riassumendo il suo passato di rocciatore dice: «Ho vissuto affrontando a volte duri sacrifici, sempre sostenuto da una passione che mi ha sempre stimolato a tentare nuove conquiste alpinistiche».