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8 apr 2022

Mafia nell’economia legale, lo strano caso di Lecco

La relazione della Dia: la provincia citata più volte dal Ministro: "Consorteria malavitosa radicata da anni. Tacita e remissiva acquiescenza"

daniele desalvo
Cronaca
Luciana Lamorgese durante il convegno ''La Polizia di Stato con le donne', Roma, 4 marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI
Luciana Lamorgese

Lecco, 9 aprile 2022 -  "I tratti caratteristici della consorteria malavitosa da anni radicata nel territorio risultano essere stati idonei a formare, all’interno della società civile, quel senso di tacita e remissiva consapevolezza o acquiescenza al fenomeno criminale e ai suoi referenti". A Lecco, non in altre zone d’Italia. Sono parole pesanti quelle contenute nell’ultima relazione semestrale ai parlamentari dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sull’attività degli investigatori della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Il ministro riprende e fa integralmente propria una comunicazione dell’ex prefetto Castrese De Rosa, ora a Ravenna, secondo cui alcuni lecchesi sono appunto condiscendenti, remissivi, quasi abituati alla presenza di boss e picciotti della ‘ndrangheta.

Nelle quasi 600 pagine di dossier, Lecco è citata spesso, più di molte altre realtà più grandi e importanti o solitamente associate a livello nazionale agli “uomini d’onore“.

Non c’è quasi settore in cui non siano stati riscontrati infiltrazioni e tentativi di infiltrazione: sale bingo, autodemolizioni, attività di ristorazione, agenzie funebri, attività commerciali, concessionarie, trattamento di rifiuti, rottami anche radioattivi... Lo dimostrato le 21 interdittive antimafia emesse in provincia di Lecco in 24 mesi, 11 in 6, che sono più della metà delle 20 totali firmate nel distretto di Milano, che comprende Milano appunto, Varese, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, Como e Sondrio. L’obiettivo degli esponenti delle criminalità organizzata è infatti quello di espandersi nel perimetro dell’economia paralegale, quando serve pure con la forza, trasformandosi in strozzini, come emerso durante l’inchiesta "Cardine – Metal Money" dello scorso febbraio che, tra i 18 indagati indiziati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode fiscale, usura, autoriciclaggio ed estorsione, ha portato di nuovo in carcere all’età di 72 anni il mammasantissia recidivo compare Cosimo Vallelonga.

"Gli usurai vogliono direttamente l’attività commerciale che la loro vittima non riesce più a mantenere, perché per loro è un presidio sul territorio, sul quartiere, più importante del denaro", spiega il procuratore distrettuale aggiunto, Alessandra Dolci, coordinatrice della Dda di Milano, anch’essa citata nel report. Il problema è l’omertà: nessuno o pochi denunciano. Sugli almeno 8 imprenditori finanziati abusivamente a tassi d’usura a cui appena tra il 2018 e il 2019 è stato illecitamente erogato più di un milione di euro, solo uno si è rivolto agli operatori delle forze dell’ordine.

 

 

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