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15 feb 2022

L’ultimo reduce della barbarie nazista

Clemente Nava incontra i bambini e i ragazzi dell’Istituto comprensivo per raccontare la sua storia. La sua testimonianza è un dono

15 feb 2022
Un paio di vecchi scarponi usati dai soldati durante le campagne belliche della Seconda guerra mondiale
Un paio di vecchi scarponi usati dai soldati durante le campagne belliche della Seconda guerra mondiale
Un paio di vecchi scarponi usati dai soldati durante le campagne belliche della Seconda guerra mondiale
Un paio di vecchi scarponi usati dai soldati durante le campagne belliche della Seconda guerra mondiale
Un paio di vecchi scarponi usati dai soldati durante le campagne belliche della Seconda guerra mondiale
Un paio di vecchi scarponi usati dai soldati durante le campagne belliche della Seconda guerra mondiale

Il racconto si scioglie in un grande applauso che vuole essere una forma di ringraziamento per una testimonianza viva di episodi tanto gravi da diventare indelebili per chi li ha vissuti e testimonianza diretta per chi li ascolta. Clemente Nava, classe 1924, pontelambrese, ha ricevuto il 27 gennaio, Giornata della Memoria, la Medaglia d’onore conferita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per mano del prefetto di Como, Andrea Polichetti. E ha voluto, i giorni successivi, condividere questo momento con i bambini e i ragazzi del suo paese raccontando lui stesso la dura esperienza della prigionia nazista. Arruolato nell’agosto del 1943 ad Alba in provincia di Cuneo,opo l’Armistizio dell’8 settembre del 1943, fu deportato ad Auschwitz per poi essere condotto a Küstrin in Polonia e destinato al lavoro forzato nei campi presso una famiglia del posto. "Il giorno in cui venne firmato l’armistizio pensai di essere libero – racconta Nava, inconsapevole di cosa sarebbe accaduto- e invece venni catturato… scrissi in fretta e furia un biglietto a mia mamma nel quale le comunicavo cosa mi stava accadendo". Purtroppo quel biglietto non è mai arrivato ai genitori perché venne censurato, genitori che già erano nel pieno della sofferenza perché avevano anche un altro figlio a militare. "A Kustrin mangiavamo tutti poco, un cucchiaino di zucchero, un pochino di marmellata e una fetta di pane e dormivamo in un lager"- racconta. Andò avanti così per due anni di prigionia durante i quali venne deportato in tre campi di concentramento. Il momento in cui prevalse la paura non fu uno: "La paura c’è sempre stata non mi ha mai abbandonato, prima di essere catturato alcuni uomini avevano raccontato di aver visto un gruppo di tedeschi nei dintorni di Alba e da lì la paura iniziò a crescere- racconta- poi la paura si trasformò nel terrore di ...

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