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3 mag 2022

L’uccisione di padre Tentorio Rimandato l’appuntamento verità

Avrebbe dovuto essere celebrata la prima udienza del processo contro i presunti assassini del missionario del Pime

Padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime originario di Santa Maria Hoè
Padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime originario di Santa Maria Hoè
Padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime originario di Santa Maria Hoè

L’appuntamento con la verità e la giustizia per padre Pops è stato ancora rimandato. Ieri avrebbe dovuto essere celebrata la prima udienza del processo contro i presunti assassini di padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime originario di Santa Maria Hoè che il 17 ottobre 2011, all’età di 59 anni, è stato ammazzato fuori dalla sua parrocchia di Arakan nelle Filippine. L’udienza è stata però nuovamente annullata e rimandata. È già almeno la quarta volta che succede. Si trattava di un’udienza tecnica, per l’ammissione dell’elenco dei testimoni indicati dal pubblico ministero per cercare di inchiodare i presunti mandati dell’omicidio del religioso, che sono tutti a piede libero. "Teoricamente il processo avrebbe dovuto cominciare ieri – conferma Andrea Tentorio, nipote di padre Fausto e presidente della onlus dedicata a suo zio -. Purtroppo non è invece ancora iniziato". I motivi dell’ennesimo rinvio non si conoscono: "C’è un poco di confusione – spiega sempre Andrea -. Nelle Filippine ci sono anche le elezioni". Lunedì prossimo effettivamente si svolgeranno le presidenzialie le parlamentari. L’impressione tuttavia è che nessuno voglia processare gli imputati che dovrebbero finire alla sbarra per l’eliminazione di padre Pops, come lo chiamavano i suoi fedeli. Si tratta infatti di pezzi grossi o comunque di esponenti militari e governativi: un colonnello e un maggiore dell’esercito regolare e diversi soldati che risultano latitanti, sebbene sembra che nessuno li abbia mai veramente cercati, e un ex capovillaggio, Ricardo Boryo Dorado, conosciuto come Nene Dorado, 65 anni, l’unico ad essere stato arrestato sebbene sia stato poi scarcerato. Pure i due fratelli presunti killer, esecutori materiali del delitto, inizialmente ammanettati per un incendio doloso, sono stati rimessi in libertà e non sono stati nemmeno mai formalmente accusati del delitto. Le menti dell’assassinio avrebbero pianificato e ordinato l’eliminazione del sacerdote perché difendeva gli interessi dei tribali del posto, che sono musulmani, dagli interessi dei latifondisti in prevalenza cristiani. Daniele De Salvo

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