I funerali dell’agente
I funerali dell’agente

Lecco, 19 gennaio 2018 - «Ci opporremo alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Lecco chiedendo di mettere a confronto le perizie». Chiarisce subito la propria posizione l’avvocato Vittorio Michele Delogu del Foro di Sassari, legale della famiglia di Francesco Pischedda, in vista della prossima udienza fissata per il 13 febbraio prossimo. Quel giorno il gip Massimo Mercaldo dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta avanzata dal sostituto Paolo Del Grosso titolare dell’inchiesta (a carico di ignoti) scaturita dopo la morte dell’agente della questura di Lecco.

Francesco Pischedda era deceduto il 2 febbraio 2017, a Colico, a seguito delle conseguenze di un volo di sette metri da un cavalcavia della Super 36 mentre inseguiva un fuggitivo. «Pischedda morì cinque ore dopo quella caduta e dall’indagine è emerso un evidente ritardo nei soccorsi», spiega l’avvocato Delogu che tutela gli interessi di Giovanni Pischedda, Diana Mirabella e Valentina Pischedda, rispettivamente papà, mamma e sorella di Francesco.

«La Procura nelle sue conclusioni spiega che è difficile accertare le responsabilità mediche dei singoli e che, semmai, si tratta di un disservizio del sistema sanitario e dunque si è pronunciata per l’archiviazione». Il legale dei familiari non ci sta, linea prealtro condivisa dai colleghi Arveno Fumagalli e Marcello Di Sclafani (Foro di Lecco) che difendono gli interessi di Anna Altarelli e della piccola bimba rimasta senza il papà. «Certo, le ferite riportate da Francesco Pischedda erano molto gravi e di certo ne avrebbe riportato conseguenze gravissime e permanenti ma se non fossero passate quelle cinque ore, forse si sarebbe salvato». L’avvocato Delogu sgombra il campo anche dalle possibili strumentalizzazioni. «Qui non si tratta di risarcimento, c’è in ballo molto di più: la dignità del dolore di una famiglia». E giusto per evitare fraintendimenti l’avvocato Delogu chiarisce anche che «la famiglia di Francesco si dissocia totalmente dalle accuse mosse dal segretario di un sindacato di polizia (Domenico Pianese del Coisp, ndr) all’indirizzo degli uomini del 118 che avrebbero prestato soccorso prima al ladro che Francesco inseguiva. Sono discorsi che il padre, ex poliziotto peraltro, e la famiglia non vogliono nemmeno sentire».

Cosa potrà succedere il 13 febbraio prossimo al primo piano del tribunale di Lecco? «Punteremo all’imputazione coatta chiedendo che si facciano i nomi di chi ha sbagliato e al contempo di mettere a confronto la perizia del consulente del pubblico ministero con le due della difesa, che invece ravvisano evidenti responsabilità». Da parte sua il giudice potrà accogliere l’istanza di archiviazione, oppure al contrario sposare la tesi delle parti civili e disporre ulteriori indagini.