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Da Lecco a Saint Moritz, tuffo nel tempo in sella alle Moto Guzzi

L'avventura di due amici che, in abiti dell'epoca, hanno celebrato a loro modo il marchio dell'Aquila

di ANDREA MORLEO
Ultimo aggiornamento il 12 settembre 2018 alle 07:24
Vincenzo Buizza e Paolo Airoldi alla partenza

Lecco, 12 settembre 2018 - Lecco Saint-Moritz andata e ritorno in sella a due Moto Guzzi d’epoca. Hanno voluto festeggiare alla loro maniera i due amici lecchesi, Vincenzo Buizza e Paolo Airoldi, che mentre a Mandello andava in scena il 97° Motraduno dell’Aquila si sono messi in sella ai loro gioiellini - un Airone Astorino del 1949 e un Airone sport del 1953, entrambi “rosso” Guzzi - per inscenare una gara sui 120 chilometri che separano la città del Manzoni dalla rinomata località dell’Engadina. «E per rendere tutto più verosimile - racconta Buizza, ingegnere nella vita di tutti i giorni - abbiamo deciso di vestirci in perfetto stile alpino dell’epoca».

Che nello specifico ha voluto dire indossare pantaloni alla zuava - rigorosamente a coste di velluto larghe - ghette, ma anche uno zaino, corda di canapa, ramponi, una piccozza, borracce con il whisky, foulard e occhiali da sci per un salto indietro nel tempo di quasi settant’anni quando le automobili erano ancora un lusso di pochi e i lecchesi che se lo potevano permettere balzavano in sella alle loro Guzzi per andare a sciare (o scalare) in Svizzera. Tempi pionieristici in cui il solo mettersi in viaggio era un’avventura. Ma anche nella rivisitazione in chiave moderna non sono mancati gli imprevisti come era facile attendersi. «Al mio Astorino si è rotta la pedivella dell’accensione in garage proprio prima di partire - racconta ancora Buizza -, problema risolto con un cordino che dovevo togliere subito dopo aver avviato». I due guzzisti d’antan hanno fatto tappa obbligata allo stabilimento Moto Guzzi di via Parodi 57 a Mandello, poi a Varenna, Chiavenna e quindi hanno cominciato a salire verso la dogana svizzera.

«In una galleria appena dopo Castasegna al mio amico è scoppiato il motore e ha così dovuto rinunciare». La moto incidentata è stata caricata sul furgone di un terzo amico che li seguiva durante il percorso e che aveva il compito di filmare il viaggio. A quel punto l’unico ad affrontare in solitaria i tornanti che salgono verso il passo del Maloja è stato Buizza, che poi ha raggiunto anche Saint Moritz. «Gara vinta ma il ritorno è stata un’odissea perchè ormai la frizione era pressoché inutilizzabile. Sono rientrato a Lecco distrutto dopo quattro ore». Ma vuoi mettere la soddisfazione.

 

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