Lecco, 7 settembre 2018 Per tre ore  è stato mantenuto in vita dalle macchine che gli hanno consentito di respirare e hanno garantito al sangue di circolare mentre il suo cuore, tolto dal petto e inserito in una bacinella contenente acqua e ghiaccio, veniva inciso per asportare una massa di formazione anomala che era cresciuta all’interno del ventricolo sinistro. Un’operazione durata più di cinque ore e considerata tra le più difficili al mondo, l’autotrapianto, che la scorsa settimana è stato compiuto nella Cardiochirurgia dell’ospedale Manzoni di Lecco. I medici hanno asportato e poi reinserito il cuore di un 48enne che da alcuni mesi accusava forti dolori addominali.

Solo grazie ad accurati esami al Pronto Soccorso dell’ospedale Manzoni si sono resi conto che all’interno dell’atrio sinistro del suo cuore stava crescendo una formazione anomala che aveva già raggiunto una decina di centimetri di diametro, assolutamente da togliere per non compromettere la funzionalità dell’organo. A questo punto sono entrati in gioco i cardiochirurghi che si sono trovati di fronte a un vero enigma, visto che l’operazione a cuore aperto coinvolgeva la parte più posteriore e difficile da raggiungere delle quattro camere cardiache.

«All’interno dell’atrio sinistro si può accedere tramite una incisione di pochi centimetri sufficiente per riparare o sostituire la valvola mitrale, ma troppo piccola per asportare una massa di circa 10 centimetri di diametro con un’ampia e profonda base di impianto – spiega il dottor Amando Gamba, direttore del Dipartimento Cardiovascolare di Asst Lecco –. Per questo abbiamo deciso di ricorrere all’autotrapianto che consiste nella rimozione del cuore dalla cavità toracica, così da poter asportare la neoformazione dall’atrio sinistro con maggior facilità. Al termine si reimpianta il cuore con la stessa tecnica per il trapianto cardiaco, ma con qualche difficoltà in più a causa della presenza di margini di sutura più ristretti e della difficoltà di unire le vene cave». Durante l’operazione, il cuore è stato tenuto ad una temperatura di 4 gradi in un contenitore con acqua e ghiaccio, mentre la circolazione e l’ossigenazione del sangue è stata garantita dalla macchina cuore-polmoni raffreddando il paziente a una temperatura di 28 gradi centigradi.