Alex Crippa
Alex Crippa

Lecco, 16 marzo 2019 - «Ciao, ho ricevuto io il cuore di tuo figlio". "Io" è Marzio, 54enne brianzolo di Monza, mentre il "figlio" è Alex Crippa, morto il 24 giugno scorso a soli ventuno anni, dopo un brutto incidente stradale i cui genitori hanno donato i suoi organi. La mamma Sarajeva Villa solo a inizio settimana aveva lanciato un appello per chiedere di poter conoscere quanti grazie a lui hanno ricevuto l’opportuna di una seconda esistenza e nel giro di pochi giorni uno di loro l’ha contattata. «Mi ha inviato un messaggio: «Ciao, ho ricevuto io il cuore di tuo figlio» - racconta la donna -. Io non riuscivo quasi a crederci, sono scoppiata a piangere. Poi ci siamo già subito sentiti per telefono, mi ha raccontato la sua storia, l’intervento che ha subito, i dettagli in base ai quali non sussistono dubbi che sia proprio lui a portare in petto il cuore del mio Alex».

«Mi ha inviato anche  le sue cartelle cliniche per dimostrarmi che è tutto vero e che non mi sta prendendo in giro. Tutto torna. Appena ne avremo l’occasione ci incontreremo di persona, perché voglio abbracciarlo e salutare così ancora una volta mio figlio, a cui non ho neppure avuto modo di dirgli addio». Ora spera che anche gli altri che hanno ricevuto i polmoni, i reni e il fegato di Alex la contattino.

«Mi basta almeno un cenno per essere certa e sapere che stanno bene, che i trapianti siano andati a buon fine, non pretendo altro se non di poter conoscere che Alex ha veramente salvato tante persone e che in qualche modo continua a vivere tramite loro, perché lui sosteneva sempre che avrebbe salvato tante persone e veramente le ha salvate». Non si aspettava in un riscontro tanto in fretta, anzi era convinta che nessuno si sarebbe fatto avanti. «Quell’uomo mi ha raccontato che era da parecchio che voleva provare a cercarmi, ma di non essere riuscito prima perché è stato ricoverato a lungo e perché ha affrontato un delicato intervento chirurgico quale è un trapianto cardiaco. Inoltre aveva paura di disturbarmi - spiega la madre -. È stato certamente il cuore di Alex a spingerlo a mettersi in contatto con me». Sarajeva Villa come Marco Galbiati, papà del giovane Ricky Galbiati, si batte contro la legge che oggi non permette ai familiari dei donatori di conoscere l’identità di chi riceve gli organi dei propri cari.