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29 mar 2022

Il pilota morto sul Legnone Così si era salvato in Qatar

Nell’estate del 2019 aveva avuto un incidente che lui stesso aveva raccontato: "Mi sono ritrovato appeso al paracadute, pensavo di aver perso l’occhio"

daniele de salvo
Cronaca
L’immagine del pilota Dave Ashley durante la manovra di espulsione in Qatar
L’immagine del pilota Dave Ashley durante la manovra di espulsione in Qatar
L’immagine del pilota Dave Ashley durante la manovra di espulsione in Qatar

di Daniele De Salvo

Aveva già tirato la maniglia di un seggiolino eiettabile Dave Ashley, l’ex pilota inglese della Raf di 49 anni morto dopo essersi lanciato all’ultimo momento dall’M 346 che martedì della passata settimana è precipitato sul Legnone. L’aveva tirata nell’estate del 2019 durante un volo di addestramento al combattimento ai comandi di un F 18 nei cieli sopra il deserto del Qatar: un gregario durante una manovra ravvicinata aveva urtato il suo velivolo provocando una collisione a mezz’aria e danneggiando l’ala del suo apparecchio. A condividere l’esperienza da cui pochi piloti ne escono indenni era stato lo stesso Dave in un podcast diffuso poi in rete dove è ancora disponibile. "Ricordo tutto sfortunatamente, perché mi sono fatto tremendamente male – aveva raccontato l’ex istruttore della Royal air force britannica -. Dopo l’impatto, l’aereo è passato da totalmente normale a fuori controllo molto velocemente. Girava in una spirale mortale. Giravo un sacco. Ho tirato la maniglia di espulsione e ho pensato che mi avevano sempre riferito che quando si tira la maniglia c’è come ritardo e sembra che non funzioni, per questo guardi in basso e poi “bam!“ parti. Per questo ho esitato durante la frazione di secondo che avevo tra il pensare e il tirare la maniglia. Non c’è stato invece alcun ritardo, sono stato scaraventato fuori dalla cabina, ho attraversato il tettuccio ed è diventato tutto è diventato scuro per il sangue che lascia gli occhi per l’accelerazione improvvisa. Ho avvertito un grande “crack“ alla schiena, la maschera è stata risucchiata via dall’aria che mi ha come risucchiato gli occhi. In quattro secondo mi sono ritrovato appeso ad paracadute sul deserto con la schiena rotta. Pensavo di aver perso l’occhio destro. L’aero era in fiamme e cadevano pezzi dal cielo".

Probabilmente è quello che è accaduto e che Dave ha sperimentato di nuovo anche la mattina del 16 marzo quando ha tirato nuovamente la maniglia di espulsione rapida del seggiolino Martin Baker Mk.IT16D “zero-zero“ su cui era seduto e assicurato nella parte anteriore del cockpit dell’M 346. Sotto di lui però non c’era più la sabbia del deserto del Qatar, c’era la roccia dura e appuntita del Legnone contro cui si è schiantato scendendo molto velocemente senza possibilità di scampo, perché si è lanciato ad un’altezza insufficiente dal suolo e il paracadute d’emergenza non ha fatto in tempo a gonfiarsi e rallentare la caduta. Quando i soccorritori sono riusciti a raggiungerlo, nonostante la tempestività dell’intervento, per lui non c’era già più nulla da fare.

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