Trappole a molla proibite per cacciare uccelli protetti in un’area tutelata. Le hanno scoperte i carabinieri della Forestale di Lecco a Mandello del Lario nel Parco regionale della Grigna settentrionale. I militari hanno anche individuato e denunciato il bracconiere che aveva posizionato le...

Trappole a molla proibite per cacciare uccelli protetti in un’area tutelata. Le hanno scoperte i carabinieri della Forestale di Lecco a Mandello del Lario nel Parco regionale della Grigna settentrionale. I militari hanno anche individuato e denunciato il bracconiere che aveva posizionato le tagliole. Non è stato semplice, hanno dovuto effettuare lunghi appostamenti senza essere visti per non mandare a monte l’intera operazione. Grazie a loro a molte potenziali prede è stata risparmiata una morte orribilmente lenta. Le trappole disattivate e poi sequestrate sono infatti di quelle a scatto, costituite da due semicerchi in ferro, tenuti assieme da una molla, fissate sul tronco di un albero: quando gli animali, volatili ma non solo, attratti da bacche di sorbo o da larve si posavano su un bastoncino di appoggio ma che in realtà è un innesco, la molla fa scattare la trappola che si chiude sulla testa dell’uccellino causandone la morte per asfissia. "Questi strumenti di cattura, come gli archetti e le reti per uccellagione, oltre a provocare gravi sofferenze sugli animali, costituiscono una minaccia per la biodiversità in quanto consentono di catturare indiscriminatamente tutte le specie dell’avifauna, senza fare una distinzione tra le specie cacciabili e quelle protette", spiegano dalla Forestale. Un cacciatore di frodo è stato sorpreso anche a Lomagna nei boschi del Parco regionale della Valle del Curone e Montevecchia: ha utilizzato trappole attivi e richiami vivi con uccelli di specie protette. D.D.S.