PASSAGGIO DIFFICILE Claudio Moja ha raggiunto Baku Non è stato facile per lui attraversare la Turchia dove ha vissuto momenti «in cui me la sono vista brutta»

Anzano del Paro (Como), 8 ottobre 2018 – «Sono finalmente a Baku, sembrava non dovessi arrivare mai sulle coste del Mar Caspio. Mesi fa era solo un puntino lontano sulla mappa che pareva irraggiungibile e invece eccomi qui. Mi sembra di essere partito ieri da casa e invece sono passati quasi sei mesi. A volte 4.500 chilometri sembrano infiniti, altre volte paiono una breve passeggiata». Quando Claudio Moja, 25 anni di Anzano del Parco nel Comasco, il 15 aprile di quest’anno ha salutato amici e curiosi che si erano radunati fuori da un bar del paese per salutarlo, in molto pensavano che la sua idea di girare il mondo a piedi fosse solo qualcosa di strambo. Qualcuno ha anche pensato che avrebbe fatto dietrofront scoraggiato da un viaggio che non solo fisicamente, ma mentalmente è qualcosa di troppo impegnativo anche solo da immaginare e avrebbe fatto ritorno in paese poco dopo. Ora che il ragazzo con barba e baffetti, giorno dopo giorno, ha già consumato diverse paia di scarpe fino al Mar Caspio in molti si sono dovuti ricredere. Non solo ha percorso buona parte del viaggio di andata, ma il suo sorriso è diventato ancora più contagioso, come dimostrano le fotografie che posta quando la connessione lo consente.

Tre anni di viaggio per un totale di circa 30mila chilometri. Partenza da Anzano del Parco e arrivo ad Auckland, in Nuova Zelanda. E soprattutto il ritorno, lungo la “tratta Nord”, quella lungo il percorso della Transiberiana attraverso la Russia: è questo l’obiettivo di “The edge of the world”, il progetto in cui Claudio Moja ha creduto fortemente tanto da salutare parenti, fidanzata e amici e mettersi a camminare senza più fermarsi: «Ho sempre voluto vivere un’avventura vera, come fare il giro del mondo, negli ultimi dieci anni avrò fatto lo zaino mille volte, perseverando in questo sogno. Non potevo più rimanere qui, fermo. Avevo bisogno di fare qualcosa. Inverno 2016/2017, ho fissato il mio “count down” senza ritorno, sarei partito ad aprile 2018, pronto o non pronto!». Moja viaggia con un carrellino sul quale ha montato lo zaino, la tenda e tutto ciò di cui ha bisogno per vivere praticamente sempre all’aperto. In tutti questi mesi ha bivaccato quasi sempre in posti selvaggi se non in qualche occasione, quando ha trovato ospitalità a casa di amici che ha conosciuto durante il lungo percorso fino a Baku. Ultimamente si è anche dotato di pattini rollerblade in modo da essere più veloce quando possibile. Dopo aver lasciato l’Italia è entrato in Slovenia, poi Croazia, Bosnia Erzegoniva, Serbia, Bulgaria e poi ha fatto ingresso in Turchia. Non è andato sempre tutto liscio. A volte se l’è vista anche brutta. Forse a causa di quel carrellino. Non è facile pensare di incontrare qualcuno a piedi anche nei luoghi più sperduti. Nonostante ciò Moja non ha mai perso la voglia di continuare a piedi il suo progetto. Ed è andato avanti. Attraversare la Turchia ha richiesto parecchie settimane. Poi l’arrivo in Azerbaigian. A sorpresa nei giorni scorsi Moja ha annunciato un ritorno fulmineo a casa. Giovedì, alle 19, infatti sarà al “Cafè degli artisti” di Anzano, lo stesso bar dove l’ hanno visto partire, per raccontare la sua esperienza vissuta fino a questo punto del viaggio. Poi ripartirà per riprendere la sua grande avventura.