Consonno, il piccolo paese costruito negli anni Sessanta dal conte Bagno
Consonno, il piccolo paese costruito negli anni Sessanta dal conte Bagno

Olginate, 13 settembre 2014 - Ha le idee chiare su quello che vuole realizzare l’architetto Stefano Corneo di Calco, il «padre» della Consonno del Futuro, a cui si sono rivolti gli intermediari della milanese «Affari immobiliari» di Walter Zandonà dell’omonimo gruppo per progettare la rinascita del borgo. I planivolumetrici che ha stilato e che sono stati diffusi in rete non sono semplici bozze, né schizzi pubblicitari per attirare investitori e possibili acquirenti. «Si tratta di un’ipotesi più che concreta – spiega il professionista brianzolo -. Ho diviso la superficie complessiva dei 30mila metri quadrati edificabili in diversi settori. Nella parte a nord dovrebbero trovare spazio villette singole, più a sud le strutture ricettive, un albergo o una residenza per anziani piuttosto che per cure termali, insieme a attività commerciali, una sorta di cerniera con la parte ancora più in basso, destinata a palazzine di pregio».

Nel quadrante ovest troverebbero poi posto condomini in edilizia convenzionata, le rimesse sotterranee e persino un anfiteatro per manifestazioni, oltre a camminamenti protetti, piste ciclabili e sentieri in mezzo ai boschi che costituiscono il 60% dei 170 ettari complessivi. Sui 420 acri totali si può innalzare una volumetria che varia da un minimo di 60 ad un massimo di 90mila metri cubi. «L’obiettivo è di ricreare il borgo, ripopolarlo, ricostituirlo a misura di giovani residenti. Gli immobili saranno in legno, completamente autosufficienti sotto il profilo energetico», prosegue. Ha studiato e investito parecchio tempo e incontrato più volte i tecnici municipali e il sindaco del paese Rocco Briganti. Il resto, come la necessaria convenzione da stipulare con i rappresentanti dell’Amministrazione comunale per ottenere i permessi per il piano di lottizzazione, deve però essere ancora analizzato, come la quantificazione degli oneri, gli eventuali locali da cedere all’ente pubblico, l’organizzazione della viabilità. L’architetto tuttavia non nasconde lo scetticismo di fronte ai facili entusiasmi degli ultimi giorni circa la rinascita della città fantasma.

«Occorrono soldi, molti soldi oltre ai 12milioni per rilevare tutta la frazione, i ricavi potrebbero allettare, li stimiamo sui 10milioni di euro, ma il mercato del mattone è fermo. L’operazione non si preannuncia semplice pure sotto il profilo politico». Ma almeno l’obiettivo di ricominciare a discutere sulla Las Vegas della Brianza è stato centrato, sebbene per molti ciò non sarebbe altro che il preludio all’ennesimo scempio del rione violentato negli anni Sessanta dal folle sogno di una città dei balocchi del grande ufficiale conte Mario Bagno, un’allucinazione che tuttavia per oltre due lustri ha abbagliato tutti. E il timore è proprio che la visione onirica di una terza nuova Consonno possa nuovamente rivelarsi nient’altro che l’ennesimo incubo.

daneiele.desalvo@ilgiorno.net