Annino Mele
Annino Mele

Colico (Lecco), 25 aprile 2018 - L’ex primula rossa dell’Anonima sequestri Annino Mele, 67 anni, 31 dei quali trascorsi in cercare, 28 senza godere neppure di un permesso, è di nuovo libero. Nonostante una serie di condanne per omicidi e sequestri di persona le cui pene superano il secolo, ha ottenuto la liberazione condizionale e ha potuto lasciare il carcere di Bollate dove era detenuto dopo essere stato trasferito da un penitenziario di massima sicurezza all’altro. 
Adesso è ospite nella comunità Il Gabbiano di Piona di Colico.

«È libero, deve attenersi solo ad alcune prescrizioni, come ad esempio recarsi in caserma periodicamente – conferma il 68enne, ex brigatista redento, Francesco Bellosi, conosciuto anche come Cecco Bill, uno dei responsabili della struttura dell’Alto Lario -. È domiciliato presso di noi». Il capo di quella che era l’Anonima sarda, originario di Mamoiada, in provincia di Nuoro, era già stato a Colico l’estate scorsa a giugno, ospite però direttamente a casa di Cecco Bellosi, in occasione della sua prima notte in assoluto fuori da una prigione dopo la sua cattura definitiva, avvenuta nel 1987, la sera del 30 gennaio, un venerdì. La sua fedina penale riporta di un verdetto all’ergastolo per un duplice assassinio commesso la notte di Capodanno del 1976, 28 anni per il rapimento il 2 gennaio del 1983 del piccolo Davide Agrati di appena 8 anni di Casatenovo, figlio del patron di quello che era il marchio di motociclette Agrati Garelli di Monticello Brianza, liberato poi a Lezzeno, altri trent’anni per la Superanonima Gallurese, ulteriori tredici per altri due sequestri e altro ancora. Si tratta però ormai di vecchie storie, non solo perché è trascorso molto tempo, ma anche perché Antonino Mele con il passato ha rotto definitivamente.

Sebbene non abbia mai parlato, mai collaborato con i giudici, mai pronunciato un nome dei suoi complici né li abbia mai traditi, fin dalla sua cattura si è in qualche modo dissociato dal banditismo barbaricino, dichiarando che «Il sequestro di persona non paga», un’affermazione che gli è valsa pure tre tentativi di avvelenamento dietro le sbarre, uno dei quali al Bassone di Como nel 1989, probabilmente commissionati da chi temeva potesse rivelare qualcosa di compromettente. Durante la lunghissima detenzione ha studiato, letto moltissimo e scritto libri. 
Soprattutto è diventato simbolo del dibattito contro l’ergastolo e per l’abolizione del «fine pena mai», una battaglia che Annino Mele, nonostante i ripetuti pareri contrari di diversi giudici, pare abbia vinto, almeno per se stesso, ma che intende continuare a combattere per gli altri dal suo buen retiro di Colico.