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17 mar 2022

"Puntava su di noi, poi si è avvitato". Il testimone: così è caduto il caccia

È un alpinista di Mariano Comense ad aver lanciato l’allarme dopo l’incidente dell’M-346 sul monte Legnone

daniele de salvo
Cronaca

Lecco - «L’aereo si è avvitato su se stesso, dalla parte posteriore si è vista una fiammata. Poi il tettuccio si è staccato dalla fusoliera in una nuvola di fumo. I due piloti sono stati espulsi, lanciati in alto per una trentina di metri prima di cominciare a scendere appesi ai paracadute che sembravano sgonfi, quasi flosci. Li ho seguiti con lo sguardo: uno è rimasto appeso nel vuoto ad uno sperone di roccia, l’altro ha continuato a cadere finché l’ho perso di vista. Anche l’aereo è sparito sotto di noi. Non abbiamo sentito il botto dell’esplosione, abbiamo visto solo salire il fumo nero».  Giusto il tempo di riprendersi dallo choc e realizzare di essere stato testimone di un incidente aereo, Ivano Sambruni, 66enne di Mariano Comenese, ha urlato a uno degli altri quattro escursionisti che con lui erano arrivati in cima al Legnone, a 2.600 metri di quota sul panorama dell’Alto Lario, di chiamare i soccorritori: «Telefona al 112, digli di mandare subito quelli del Soccorso alpino perché qui sulla montagna è caduto un jet». «Eravamo praticamente in vetta – racconta il testimone dell’incidente avvenuto mercoledì mattina sul versante Nord della cima più alta della provincia di Lecco –. Abbiamo sentito il rumore di un aereo, poi, d’improvviso, è sbucato sotto le nuvole. Sarà stato 50 metri sopra le nostre teste, era di un colore azzurrino. Ha puntato verso il basso con delle manovre a zig zag, sembrava venisse verso di noi, ci siamo spaventati. Si è però livellato e infine si è avvitato su se stesso. I piloti si sono lanciati».

Il collaudatore Giampaolo Goattin, top gun di 53 anni, ha terminato la discesa sospeso nel nulla: «Vederlo appeso a uni soeribe di roccia mi ha sconvolto». L’istruttore inglese 49 enne Dave Ashely è invece scomparso sotto la linea della cresta. Oltre ai paracadute dei piloti ne sono stati notati due più piccoli con attaccati delle scatolette. «I soccorritori sono arrivati nel giro di pochi minuti – prosegue Ivano –. Non è stata una bella situazione. Sembrava un film, ma non lo era. Se l’aereo si fosse schiantato un poco più in alto probabilmente ci sarebbe piombato addosso e io non sarei qui a parlarne. Quando capita questo a 30-40 metri di distanza da te, capisci che la vita e la morte sono questione di un attimo». Proprio come per i due piloti dell’M-346 che è precipitato con loro. Il sopravvissuto è stato miracolato rimanendo appeso con un lembo di paracadute alla parete nord del Legnone. Il compagno non è stato così fortunato e ha trovato la morte nel baratro. 
 

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