Il Centro sportivo del Bione
Il Centro sportivo del Bione

Lecco, 19 gennaio 2017 - Omissione d’atti d’ufficio e interruzione di pubblico esercizio. Sono i profili di responsabilità al vaglio della Procura che vuole vederci chiaro sull’indecorosa vicenda del Centro sportivo del Bione, che rischia di chiudere i battenti per colpa di una certa burocrazia disancorata dalla realtà e da tempo ormai uno dei cancri di questo Paese. «Il fatto che su una vicenda così debba indagare la magistratura la dice lunga sullo stato in cui versa questo povera Italia», ha chiosato indispettito il procuratore Angelo Chiappani che tutto si aspettava nei giorni dell’ispezione ministeriale fuorchè doversi occupare di una vicenda tanto grave quanto facilmente evitabile con un pizzico di programmazione e senso di responsabilità in più.

Nel mirino questa volta non ci sono i politici ma i dirigenti del Comune di Lecco, nel caso specifico Giovanna Esposito e Maria Lombardi che aveva preso il posto della collega (in pensione dal 30 agosto scorso) alla direzione del settore 4 nel quale sono ricompresi sport, cultura e tempo libero. All’inchiesta coordinata dal sostituto Nicola Preteroti lavorano gli agenti di polizia locale, sebbene il comandante Franco Morizio si sia trincerato dietro un secco «no comment». Sembra che l’inchiesta abbia preso avvio un mesetto fa circa quando allo stesso comando dei ghisa era giunta una mail: mittente un «informatissimo» dipendente di palazzo Bovara, oggetto la cronistoria dell’intera vicenda del Bione snocciolata nei minimi dettagli. Un dettagliatissimo racconto avviato il 1° novembre 2007 quando ufficialmente comincia la gestione del Centro sportivo «targata» Sport Management e continuato con la prima proroga (30 ottobre 2015) concessa dal Comune alla società in attesa della creazione del nuovo bando di gara, che il settore sport aveva l’incarico di approntare a due condizioni: trovare un nuovo gestore sì ma che fosse disposto a contribuire in parte alla riqualifica (progetto di sette milioni già predisposto) del vecchio Bione bisognoso di un restyling. Ma quel bando non è mai arrivato, sono trascorsi giorni, settimane e mesi ma niente si è mosso.

Non sono serviti i richiami della politica con sindaco e assessori a chiedere di accelerare i tempi. I «mandarini» di palazzo Bovara e i loro colleghi di Regione Lombardia alla fine hanno trionfato nel loro miope immobilismo perché nonostante le rassicurazioni di fine anno del sindaco Virginio Brivio (che intanto aveva chiesto un parere ad Anac) convinto di poterci mettere una «pezza», il segretario generale Michele Luccisano ha dovuto intervenire revocando la gestione. Mentre lo sport cittadino rischia di venire «decapitato» e la Procura fa chiarezza, la dirigente Esposito si gode la sua lauta pensione mentre la collega Lombardi ha pensato bene di lasciare Lecco (in braghe di tela) per Guidonia. Era arrivata nel marzo scorso.