Ballabio, 10 luglio 2018 - Accolta l’istanza della famiglia del piccolo Liam, morto dopo soli 28 giorni di vita. Il Giudice delle udienze preliminari, Massimo Mercaldo, ha disposto l’incidente probatorio, avanzata dagli avvocati Luisa Bordeaux e Marco Sangalli, difensori dei genitori del piccolo morto il 15 ottobre 2015. Nell’udienza dello scorso 22 maggio i due legali avevano chiesto di procedere a ulteriori accertamenti sul corpicino per risolvere in via definitiva i dubbi sulla morte di Liam.

Il giudice si era riservato e ora - anche in vista della nuova udienza - ha preso una decisione, disponendo l’incidente probatorio. La morte di Liam resta un giallo e non ci sono cause provate: per due volta la Procura, con il sostituto Cinzia Citterio, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto l’archiviazione, mentre il Gip Paolo Salvatore si è opposto e disposto l’imputazione coatta per “omicidio volontario”. Finora l’inchiesta non è riuscita a dare una risposta a due interrogativi: si è trattato di un atto volontario o un evento legato alle condizioni del neonato?

Da qui la doppia richiesta avanzata dalla Procura di archiviare il caso e di non incriminare i genitori, Aurora Ruberto e Fabio Nuzzo. La decisione del giudice Paolo Salvatore è andata invece in una direzione opposta e ha così deciso per l’imputazione coatta. Il piccolo fu ricoverato due volte nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Lecco: la prima volta per una caduta accidentale dalle braccia della madre, la seconda quando i genitori avevano notato un atteggiamento strano nel neonato e si rivolsero ai medici del Manzoni. Nei suoi ventotto giorni di vita, Liam dieci li ha trascorsi in una culla dell’ospedale di Lecco.

Dimesso il 12 ottobre, tre giorni dopo morì. I medici e gli infermieri della Pediatria che seguirono il piccolo finirono sotto inchiesta per omicidio colposo, ma vennero scagionati dalle perizie e la loro posizione è già stata archiviata del giudice delle indagini preliminari. L’esame autoptico, che è stato pure video filmato, ha evidenziato problemi polmonari. Nella relazione finale i tre consulenti della Procura - l’anatomopatologo Paolo Tricomi, il pediatra neonatologo Massimo Agosti e il radiologo Carlo Bianchi Bosisio - hanno evidenziato che si è trattato di una morte per soffocamento. Tutto da stabilire se si è trattato di un atto volontario o un evento legato alle condizioni del piccolo. L’incidente probatorio sarà quindi decisivo chiarire il caso.