Il presidente del Parco del monte Barro con la corona
Il presidente del Parco del monte Barro con la corona

Galbiate, 21 ottobre 2019 - È tornata a casa la corona degli antichi Goti che tra il V e il VI secolo abitavano sul Monte Barro per difendere Milano, capitale dell’Impero Romano fino al 402. La Corona pensile del Barro, fino all’altro giorno custodita al Museo d’archeologia Paolo Giovio di Como, è ora esposta al Mab, il Museo archeologico del Barro. Si tratta di una sorta di Corona ferrea, composta da una fascia in sottile lamina di bronzo finemente decorata e lavorata con traforature e punzonature, con quattro catenelle e pendenti decorativi in pasta di vetro blu e verde. Simili manufatti, di cui esistono pochi esemplari, sono una testimonianza del potere e dell’importanza delle persone di rango molto elevato che li possedevano.

La Corona pensile è stata trovata durante una delle dodici campagne di scavo compiute tra il 1896 e il 1997 ai Piani di Barra, che si estendono sulle pendici del Barro a circa 600 metri di altezza e sono diventati un Parco archeologico a cielo aperto. «Nel 1986 ha avuto inizio l’avventura delle ricerche archeologiche sul Barro, una grande impresa che ha riportato alla luce i resti del più grande insediamento fortificato di età gotica in Italia – spiega il presidente del Parco regionale del Monte Barro Federico Bonifacio -. Ai Piani di Barra sono stati individuati 12 edifici, tra cui un palazzetto che gli archeologi hanno denominato Grande Edificio per la dimensione di 1.700 metri quadrati dove risiedeva probabilmente il comandante di una guarnigione militare, massima autorità del luogo, poiché verosimile il Monte Barro era un avamposto fortificato.

Nei resti crollati di un vano di questo grande edificio è stata trovata, contorta e schiacciata, una corona, la Corona pensile del Barro appunto, che è l’unico esemplare del suo genere rinvenuto in un edificio abitativo e che quindi riveste un’eccezionale importanza per il suo significato simbolico e politico».
Insieme alla Corona pensile al Museo del Barro hanno trovato posto pure i reperti degli scavi effettuati più di recente al Monte Castelletto, una fortificazione basso medievale attiva tra il XIII e il XV secolo, che ha restituito armi dell’epoca, elementi di abbigliamento e di uso quotidiano, e un raro «brocchiere», cioè un piccolo scudo di forma circolare usato nei combattimenti con la spada, e che testimonia che il Barro è stato a lungo utilizzato come punto strategico di controllo di Lecco e della Valle dell’Adda. Oltre alla Corona pensile e agli ultimi reperti archeologici il Mab adesso custodisce però un’altra preziosa testimonianza: una targa a ricordo del compianto Giuseppe Panzeri, scomparso nel 2010 all’età di 73 anni, fautore del Parco del Monte Barro fin dal 1969 e suo primo presidente dal la costituzione nel 1983 al 2008, senza il quale nulla sarebbe stato scoperto.