Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
12 nov 2021

"Ancora nessun colpevole per la morte di mio figlio"

La rabbia del padre del poliziotto morto durante un inseguimento. "Finirà tutto in niente"

12 nov 2021
daniele de salvo
Cronaca

di Daniele De Salvo "Finirà tutto in niente, anzi è già finito tutto in niente". È il niente dell’archiviazione del caso. È il niente della prescrizione. Non c’è infatti ancora alcun colpevole per suo figlio Francesco Pischedda, l’assistente della Polizia stradale di Bellano e medaglia d’oro al valor civile che nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2017 è morto all’età di 28 anni appena compiuti dopo essere precipitato da un cavalcavia della Super 36 per fermare un ladro d’auto. L’inchiesta sui ritardi nei soccorsi e l’odissea durata ore tra l’ospedale di Gravedona e quello di Lecco è stata definitivamente archiviata, mentre è stato di nuovo rimandato il processo a carico del moldavo 32enne Arcis Veaceslav, cioè il ladro d’auto che "Pischi" - come lo chiamavano i colleghi - ha inseguito a costo della vita dopo averlo intercettato a bordo di un Fiat Fiorino rubato. Al momento è detenuto all’estero, ma solo perché su di lui pendevano mandati di cattura internazionali firmati da giudici austriaci e svizzeri, altrimenti sarebbe libero chissà dove, proprio come gli altri due suoi complici, che sono stati identificati senza tuttavia essere arrestati per quello che è successo al poliziotto morto per cercare di fermarli. Probabilmente, quando a breve verrà scarcerato, pure lui potrebbe dileguarsi nel nulla senza rispondere di quanto commesso né comparire in aula. Le accuse di cui devono rispondere, cioè quella di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale, cadrebbero in ogni modo nell’oblio della prescrizione prima che si concluda il procedimento legale a loro carico, che del resto di fatto non è nemmeno cominciato. "Siamo in Italia, si sa come finiscono queste cose, in niente", ribadisce rassegnato Giovanni Pischedda, il papà di Francesco, anche lui poliziotto, come il figlio che ha perso. Sono parole dure che suonano come un verdetto di condanna ...

© Riproduzione riservata

Stai leggendo un articolo Premium.

Sei già abbonato a Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione o Il Telegrafo?

Subito nel tuo abbonamento:

Tutti i contenuti Premium di Quotidiano Nazionale oltre a quelli de Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione e Il TelegrafoNessuna pubblicità sugli articoli PremiumLa Newsletter settimanale del DirettoreAccesso riservato a eventi esclusivi
Scopri gli altri abbonamenti online e l'edizione digitale.Vai all'offerta

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?