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26 mar 2022

Jet militare precipitato sul Legnone, pilota morto: in quota a indagare ci va il drone

La Procura incarica i Lions che dispongono dell’apparecchio di precisione Condizioni difficili, i rottami e la scatola nera non sono stati ancora recuperati

daniele de salvo
Cronaca

Lecco -  In volo sul Legnone con il drone per indagare sul disastro aereo che mercoledì è costato la vita a un ex istruttore della Raf e la distruzione di un jet militare da 20 milioni di dollari. A manovrare l’aeromobile a pilotaggio remoto per analizzare e riprendere la scena dell’incidente ed effettuare i primi rilievi, sebbene a distanza, direttamente sul campo del versante Nord della montagna più alta della provincia di Lecco contro cui è precipitato l’M 346, sono stati gli operatori Uas – acronimo di Unmanned aircraft system, cioè Sistema di aeromobili senza pilota – del Lions club di Colico. La Procura di Lecco si è rivolta loro perché dispongono di un drone, tecnicamente Sapr ovvero Sistema aeromobile a pilotaggio remoto, modello Titan, appositamente realizzato e attrezzato dai tecnici di Italdron con camera sia ottica sia termica ad alta precisione, oltre che con un apparato di mappatura del terreno.

Pilota e navigatore abilitati dei Lions sono stati portati a 1.800 metri di quota con l’elicottero dei militari del Sagf, che è il Soccorso alpino della Guardia di finanza. Con loro anche gli specialisti dell’Aeronautica militare italiana, consulenti dei magistrati, che hanno fornito le indicazioni per filmare i rottami disseminati sul pendio . Sono state scattate pure molte immagini. Filmati e foto sono stati secretati poiché materiale dell’inchiesta per disastro aviatorio colposo, lesioni ed omicidio colposo coperta da segreto istruttorio.

«È stato scelto di utilizzare il nostro drone attrezzato per evitare rischi per chi si sta occupando delle indagini", spiegano dai Lions. I soccorritori hanno già rischiato per salvare e Giampaolo Goattin, il top gun italiano di 53 anni superstite che era rimasto appeso con il paracadute d’emergenza su uno spuntone di roccia sospeso su un baratro di centinaia di metri e per recuperare il corpo di Dave Ashley, il 49enne inglese che invece non ce l’ha fatta. L’incidente è avvenuto in un punto molto ripido e pericoloso, oltre che difficilmente accessibile. Proprio per questo i rottami e la scatola nera non sono stati ancora recuperati. Senza la black box, che custodisce le registrazioni su tutti i parametri di volo dell’apparecchio, la rotta e le conversazioni radio, ogni ipotesi sull’accaduto resta aperta: dall’errore umano al guasto meccanico, dall’avaria alla collisione in volo.

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