Lecco, 24 aprile 2014 - «Un polverone incredibile pensavo che cadesse tutta la montagna». Così Stefano Arosio uno degli automobilisti che transitavano sulla 36 ieri mattina poco dopo le 9, ma il suo racconto è uguale a quello di tanti altri. «Non ho sentito nessun rumore ma ho visto tutta quella polvere e ho pensato al peggio, non potevo tornare indietro, ho rallentato e quando sono arrivato nella zona dove c’era più polvere ho visto che la strada era libera, mi sembrava impossibile». Dal San Martino si sono staccate diverse centinaia di metri cubi di materiale che non hanno raggiunto al Statale per un soffio.

«Le reti paramassi hanno funzionato bene – spiega l’assessore alla Protezione civile Franco De Poi – e non hanno fatto arrivare i sassi in strada. Sono stati distrutti circa 300 metri di reti ma la cosa importante è che nessuno sia rimasto colpito». La strada riaprirà questo pomeriggio con un doppio senso sulla carreggiata sud per circa due chilometri e per almeno due settimane le corsie nord resteranno chiuse. Il geologo Fabio Valsecchi spiega quello che è accaduto.

«É una frana di crollo in roccia, la parete è totalmente rocciosa e non ci sono precursori specifici, non pioveva e il tempo era bello in quel momento, purtroppo queste frane si possono verificare senza preavviso. Le barriere hanno funzionato bene. La montagna è fatta di calcare di Esino, ovvero carbonato di calcio, questi ammassi sono molto sensibili agli agenti atmosferici: pioggia e vento li mettono sotto stress, il materiale si è disgregato in parti molto minute cadendo e per questo la frana ha l’aspetto di ghiaione. I pezzi più piccoli che sono riusciti a passare attraverso le reti hanno terminato la loro corsa sopra il piano della galleria ferroviaria». Devastante la situazione sul fronte della viabilità con la Valsassina bloccata, Lecco in ginocchio e il traffico sulla Provinciale 72 impazzito.

A Taceno, Bellano, Primaluna le situazioni più difficili in valle e sul lago, il capoluogo ha vissuto ore difficili soprattutto nel primo pomeriggio. Non sono mancate le critiche per la gestione dell’emergenza da parte degli automobilisti. Davide Vaccari racconta che da Lecco a Colico ha impiegato più di due ore: «Sulla strada che scende verso Bellano c’era una coda pazzesca. C’era la disorganizzazione più totale, nessuno che dava informazioni, non c’era un cartello, non c’era nulla, non potevi nemmeno chiedere informazioni perchè ti suonavano, poi un poliziotto mi ha detto che strada dovevo fare per andare in Valsassina. I pannelli a messaggio variabile arrivando dalla Statale dicevano che la strada era chiusa e che si doveva uscire a Lecco ma poi nessuno più ti diceva che cosa dovevi fare e che la strada del lago non era raggiungibile».

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