Nibionno (Lecco), 2 novembre 2013 - Ancora un rinvio, per la seconda volta consecutiva. L’udienza preliminare durante la quale i quattro presunti assassini di Joele Leotta avrebbero dovuto comparire davanti ai giudici della Corte della Corona di Maidstone è slittata a lunedì. Era già successo qualche giorno fa, il 28 di ottobre, per un disguido tecnico ed è successo anche ieri. Solo Aleksandras Zuravliovas, lituano di 26 anni, uno dei componenti del branco che domenica della passata settimana ha massacrato di botte il diciannovenne di Nibionno, sarebbe riuscito a collegarsi in videoconfernza con i magistrati, ma mancano conferme ufficiali.

Secondo quanto emerso da fonti vicine agli ambienti del tribunale, la sua linea difensiva sarebbe quella di sostenere che non intendeva uccidere il giovane brianzolo, ma «solo» dargli una lezione, poi però la situazione sarebbe sfuggita di mano. Per le giustificazioni degli altri tre balordi occorre attendere dunque dopodomani. Sono Tomas Gelezinis, 30 anni, che abitava proprio sopra la stanza di Lower Stone Street occupata dai due ragazzi italiani arrivati da poco nel Kent per lavorare come camerieri, Saulius Tamoliunas, di 23, e Linas Zidonis, di 21, che potrebbero sostenere anche loro la tesi della spedizione finita male. Resta inoltre da definire la posizione di altri quattro arrestati, rilasciati solo su cauzione. 

Intanto sono state depositate in aula le prime risultanze dell’autopsia. Secondo il coroner che ha svolto gli accertamenti. il brianzolo, come anticipato, è deceduto in seguito alle numerose «ferite alla testa» provocate dai calci e dai pugni, ma forse anche da alcune bastonate, che gli sono state assestate quando ormai era a terra inerme, rannicchiato sul pianerottolo delle scale dove aveva cercato rifugio dopo l’improvvisa irruzione delle belve nella sua camera, che continuavano a sbraitare «Ci avete rubato il posto». Un’affermazione che potrebbe riferirsi all’impiego, come all’alloggio, dato che il vicino dei lecchesi era stato sfrattato per via del comportamento violento che aveva spinto un residente della zona a denunciarlo. «Gli accusati si dovranno pronunciare colpevoli oppure non colpevoli», si limita a comunicare il portavoce della Polizia del posto, Richard Allan. Per l’inizio del processo vero e proprio bisognerà invece aspettare qualche mese. E si dovrà aspettare parecchio anche per il rientro a casa della salma di Joele, ancora sotto sequestro e custodita in una cella frigorifera dell’obitorio della contea. «Speriamo di poterlo riportare indietro quanto prima e celebrare presto i funerali, ma dal nostro consolato ci hanno anticipato che occorrerà del tempo, forse sei o sette settimane», spiega Ivan, il papà dell’adolescente massacrato, che durante la sua breve permanenza in Gran Bretagna ha preferito non vedere il luogo dove si è consumata la mattanza.

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