L'astronauta Christer Fuglesang
L'astronauta Christer Fuglesang

Milano, 25 gennaio 2021 - La supremazia tecnologica nei sistemi d'arma orbitali degli Stati Uniti è a rischio. A minarne le fondamenta è ancora una volta, la Cina, che ha iniziato la sua corsa alle armi antisatellite appena 15 anni fa. Come racconta in un ampio articolo il New York Times, il Dragone è già in grado di minacciare la "flotta" orbitale che ha dato per anni alle forze armate degli Stati Uniti un grande vantaggio tecnologico sul resto del mondo. Armi avanzate dispiegate nelle basi militari cinesi, infatti, possono lanciare testate in grado di distruggere i satelliti e sparare raggi laser che hanno un potenziale per accecare schiere di sensori, anche i più sofisticati. E soprattutto senza il rischio di perdite umane sul campo. 

Secondo gli esperti, gli attacchi informatici cinesi possono, almeno in teoria, impedire al Pentagono di entrare in contatto con le flotte di satelliti che tracciano i movimenti nemici, trasmettono le comunicazioni tra le truppe e forniscono informazioni per il puntamento preciso delle armi intelligenti. Dal canto suo il nuovo segretario alla Difesa, Lloyd J. Austin III, è stato chiaro nel suo intervento al Senato: "Lo spazio è già un'arena di grande competizione per il potere", con la Cina che rappresenta "la minaccia più significativa per il futuro". La palla ora passa nelle mani di Joe Biden che tra le questioni di sicurezza nazionale più importanti si trova a dover dettare la strategia da attuare per contrastare la minaccia rappresentata dalla Cina per le forze armate americane nello spazio e, per estensione, per le forze terrestri che fanno affidamento sulle piattaforme aeree. D'altra parte, Joe Biden deve ancora indicare cosa intende fare con l'eredità del suo predecessore Donald Trump in questo delicato settore, ovvero la Space Force, un nuovo ramo delle forze armate che in passato è stato criticato come un'escalation costosa e sconsiderata che potrebbe generare una nuova pericolosa corsa agli armamenti.

Trump ha più volte rivendicato la decisione di creare questa unità come sua, sebbene la creazione della Space Force abbia rappresentato anche il culmine delle scelte strategiche dei suoi predecessori, i presidenti George W. Bush e Barack Obama, per contrastare una Cina sempre più proiettata agli investimenti e alla crescita in campo militare. "Ci siamo resi conto che i nostri sistemi spaziali sono abbastanza vulnerabili", ha detto Greg Grant, un funzionario del Pentagono nell'amministrazione Obama che ha contribuito a ideare la sua risposta alla Cina. Adesso si tratta di capire che tipo di rotta Biden vorrà dare alla politica estera americana, che in piena Guerra Fredda ha sempre oscillato tra containment - la dottrina con cui l'amministrazione Truman  cercava di arginare il diffondersi del comunismo - e quella del rollback con cui Einsenhower e l'allora segretario di Stato, Dulles, chiedevano invece un'azione più energica, di "ricacciare indietro i sovietici".

Adesso il nemico è cambiato, non più il comunismo ma la Cina che peraltro ha già conquistato la leadership mondiale sul fronte economico. Così ora gli Stati Uniti si devono chiedere se e come cercare di mantenere il ruolo di superpotenza militare. E soprattutto a quale costo perché mantenere quel primato comporterà investimenti ingenti e sforzi che oggi non tutti i settori della Nazione forse sono disposti a sostenere in nome di una supremazia consegnata dalla Seconda Guerra mondiale.