Navalny su instagram
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Con Yeltsin la corruzione era un problema, con Putin è diventata sistema

Chi è Aleksej Navalny? Nasce nel 1976 a Butyn, nella periferia di Mosca. In realtà il suo è un cognome ucraino. Papà Anatoly è stato un militare di Zalesye, nella regione di Chernobyl. Aleksej, insieme a mamma Lyudmila e al fratello Oleg, segue il papà durante i trasferimenti in varie basi militari ma sogna il diritto. Si laurea in Giurisprudenza con lode, impara l'inglese da autodidatta e grazie a una borsa di studio vola a Yale, dove diventa avvocato. Fa parecchi lavori dove non riesce a sfondare, la svolta nel 2008 quando acquista poche azioni di alcune società russe controllate da alcuni oligarchi russi diventati potenti durante le liberalizzazioni avviate negli anni novanta e avallate Boris Yeltsin.

Lotta alla corruzione

Scopre che dietro lo smantellamento delle grandi industrie pubbliche dell'ex Urss e l'avvio delle privatizzazioni, soprattutto quella dei settori strategici dell'energia, c'è un vasto giro di corruzione.  La lotta alla corruzione diventa così la sua missione. Denuncia la gestione del potere di una ristretta casta vicina al Cremlino che si arricchisce a dismisura a fronte di una massa costretta a faticare per sbarcare il lunario. E soprattutto porta le prove di affari poco chiari. Il suo blog, Navalny Live seguito da milioni di russi diventa la voce autorevole del dissenso contro un potere colluso con i maggiori oligarchi per spartirsi le enormi risorse di un Paese dove la ricchezza è affare per pochi mentre "venti milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà", come dirà una volta il blogger.

Nella black-list

Le continue denunce trasformano Navalny in un'icona anti-sistema e così il potere comincia a percepirlo come un nemico del Cremlino. Il dissidente entra nella lista degli uomini pericolosi per Putin. Proprio come l'ex uomo più ricco della Russia, Mikhail Khodorkovsky, che dopo una decina di anni di carcere opta per l'esilio a Londra. Anche il campione di scacchi Garri Kasparov,  che appoggia la coalizione "L'Altra Russia", un'alleanza trasversale anti-governativa capisce che è meglio cambiare aria dopo l'ennesimo arresto e l'accusa (infondata) di aver morso le mani a un agente della polizia e dal 2013 risiede a New York. Boris Nemcov, ex vice-premier nel governo Yeltsin e poi leader dell'opposizione liberale al governo Putin, viene invece trovato morto, freddato - si dice da due sicari - sul ponte della Moscova. In Russia i dissidenti non hanno vita facile ma Navalvy decide di rimanere e continua a battersi per una democrazia parlamentare. Lo scorso agosto è vittima di un avvelenamento che lo costringe a farsi curare in Germania: al suo rientro (17 gennaio scorso) l'arresto, il processo e la condanna.

La famiglia

La moglie Yulia, laureata in Economia, è donna di carattere oltre che di bellezza. Lo scorso 2 febbraio è presente in aula al processo che vede il marito imputato: indossa un maglione rosso accesso affinché Aleksej possa sempre vederla. Due giorni prima, il 31 gennaio, era stata arrestata (e poi multata) durante le manifestazioni di protesta a sostegno del marito. In aula rivolgendosi a lei Navalny le dice: "Mi hanno detto che hai fatto la cattiva. Ragazzaccia sono orgoglioso di te". Gli oppositori del governo Putin sono convinti che Yulia abbia le carte in regola per trasformarsi in un buon leader politico che porti avanti le idee del marito. I due si erano conosciuti nel 1999 e sposati l'anno successivo. Hanno avuto due figli, Daria Navalnaya e Zahar di otto anni più giovane. Dasha, che oggi ha vent'anni, sembra seguire le omrme del padre: studia a Stanford negli Usa e ha un suo blog nel quale abbraccia le battaglie di papà. Buon sangue non mente.