Amy Rosenthal
Amy Rosenthal

Milano 20 gennaio 2021 – La presidenza di Donald Trump si può dividere in due periodi. Pre e post coronavirus. E Amy Rosenthal, sostenitrice del Partito Repubblicano, è convinta che se non avesse sbagliato tutto nella battaglia contro la pandemia, il tycoon di Mar-a-Lago avrebbe vinto a mani basse. Amy, 40 anni, originaria del Wisconsin, è arrivata in Italia nel 1993. Ha vissuto anche a Londra e in Israele. Poi è tornata. Abita a Roma. Dopo il dottorato in Storia contemporanea europea ha insegnato alla sede romana dell'American university e alla Ben Gurion university in Israele. Lavora come giornalista e traduttrice.

Cos'ha pensato quando ha visto le immagini dell'assalto a Capitol Hill?
“Sono stata molto male. Quando mi sono trovata a commentare quei momenti con i miei amici americani sparsi in tutto il mondo ci siamo detti 'meno male che non ci sono più i nostri genitori'. Sarebbero rimasti sconvolti. Bisogna avere rispetto delle istituzioni. Ho trovata stupida la contestazione dei 'ballot box' (le urne elettorali, ndr), proprio da noi che abbiamo fondato la nostra democrazia sull'idea 'un uomo, un voto'. Sono convinta comunque che se non fosse stato per il coronavirus Trump ce l'avrebbe fatta. Sono rimasta meravigliata anche di come i manifestanti siano riusciti a fare irruzione a Capitol Hill con tanta facilità. Io l'ultima volta che sono stata a Washington nel 2009, ho fatto visita al Campidoglio e sono stata controllata più di una volta prima di entrare. Comunque sono state scene da Sud America. Proprio noi che dobbiamo essere una luce per le nazioni”.

Cosa si attende dalla presidenza Biden?
“Sono preoccupata per il suo atteggiamento sulla questione iraniana. Ha detto che vorrebbe tornare agli accordi firmati da Obama con Teheran. Del resto esponenti del governo di Biden hanno partecipato alla stesura di quelle intese. Quell'accordo è pericoloso, rappresenta una minaccia per la stabilità di tutto il Medio Oriente e per Israele. Temo anche sul fronte economico. Si rischia un aumento delle tasse, soprattutto per le aziende”.

Come si comporterà Biden nei confronti dell'Europa e della Cina?
“Credo che lavorerà in sintonia con l'Europa. Del resto anche Trump ha proseguito sulla linea della collaborazione con il vecchio continente. E quando ha alzato la voce, come sulla questione dei contributi alla Nato, ha fatto bene. Del resto anche Obama fu duro nei confronti dell'Europa in diverse occasioni. Ecco, può essere che Biden - che è un politico di professione - sarà più morbido. Avrà un approccio più da conciliatore che dovrà consolidare anche sul fronte interno, perché c'è una nazione da ricucire. Anche sulla Cina non credo ci saranno grossi cambiamenti. Magari non si imbarcherà in guerre commerciali, ma sono convinta che accoglierà le richieste degli americani che vogliono una posizione molto dura nei confronti del Dragone”.

Qual è stato l'effetto principale sul Paese della presidenza Trump?
“Penso che all'inizio Trump sia piaciuto agli americani. Ne avevano abbastanza della correttezza politica estrema che si era affermata prima del suo arrivo sulla scena politica. È stata una boccata d'aria fresca. Del resto Donald è un pazzo! Il conduttore radio Howard Stern lo ha definito l'ospite perfetto, perché diceva tutto quello che gli passava per la testa. Forse è stato troppo ingenuo, non è mai stato 'presidenziale' a sufficienza. Ha pronunciato qualche bel discorso, ma poi è caduto troppo spesso nelle stupidaggini, in particolare su Twitter. Trump è un 'loose cannon', una mina vagante. Eppure con lui, prima del coronavirus, l'economia andava alla grande. La popolazione pagava meno tasse e c'era più lavoro. Secondo quanto reso noto dall'Us Bureau of Labor Statistics nel settembre 2019 il tasso di disoccupazione era sceso al 3,5% ed era ai livelli minimi di sempre per afroamericani, ispanici e persone con disabilità. Quando si tratta di economia, il fatto che a Trump piaccia o meno è del tutto irrilevante”.

Cosa consiglierebbe in questo momento a un suo nipote se manifestasse il desiderio di tornare negli Usa?
“Forse in questi tempi di coronavirus è meglio stare in Italia. Questione pandemia a parte, credo che oggi nella stessa America stia tramontando l'idea di sogno americano. Se muore quell'idea, muore tutto quello che pensiamo dell'America. Oggi gli americani stessi sono più scettici in merito. Ci sono troppi 'working poor' ed è molto più difficile emergere partendo da una posizione umile. Vediamo se Biden farà qualcosa di buono, ma al momento non mi sentirei di consigliare un trasferimento negli Stati Uniti”.