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3 mar 2022

Guerra Ucraina, dopo 104 anni la storia passa ancora da Brest. Lì è nata e morta l'Urss

Nel 1918 nella città bielorussa Trotsky firmò l'uscita della Prima guerra mondiale. Nel 1991 il trattato che dissolse l'Unione Sovietica e diede vita all'Ucraina

3 mar 2022
andrea morleo
Esteri
Brest ancora una volta crocevia della storia
Brest ancora una volta crocevia della storia
Brest ancora una volta crocevia della storia
Brest ancora una volta crocevia della storia

La storia si ferma ancora una volta a Brest, città bielorussa di 350mila abitanti al confine con la Polonia. Lì esattamente il 3 marzo 1918, proprio come oggi, venne firmato il trattato di Brest-Litovsk. Quel giorno di 104 anni venne firmato l’armistizio della Prima guerra mondiale tra Mosca e l'impero austro-ungarico che, a pochi mesi dalla Rivoluzione d'Ottobre, pose fine all'impero degli zar e mise le basi per la nascita dell'Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche. Il governo bolscevico rappresentato al tavolo delle trattative da Lev Trotsky dovette accettare condizioni particolarmente dure cedendo di i territori della Polonia Orientale, La Lituania, l’Estonia, la Finlandia e anche la stessa Ucraina che venne immediatamente occupata dalle truppe tedesche ma poi, a seguito della Pace di Versailles, finì coinvolta nella guerra civile russa e successivamente annessa di nuovo all'Urss. Nell'immaginario russo la Pace di Brest-Litovsk resta appunto sinonimo di sconfitta ammessa dallo stesso Vladimir Lenin che uscendo dalla guerra sperava così di risolvere i problemi di politca interna. Per tutto il 1919 l'Ucraina visse nel più totale caos politico, contesa tra ogni fazione presente e messa nel mirino dalla vicina Polonia finì poi vittima di una nuova invasione sovietica appunto. Un trauma come quello che si visse 73 anni dopo quando, sempre a Brest, venne firmato un altro trattato nel quale i rappresentanti di Russia, Bielorussia, Ucraina sottoscrissero le rispettive dichiarazioni di indipendenza dall'Urss. Nasceva così la Csi (confederazione di Stati indipendenti) mentre si dissolveva definitivamente l'Unione Sovietica. Era l'8 dicembre 1991 e la firma era quella di Boris Eltsin, il presidente russo che otto anni dopo (1999) identificò in Vladimir Putin il suo successore confidando che avrebbe portato la Russia a una vera svolta democratica. Quel giovane ex ufficiale del KGB invece ha sempre più accentrato il potere nelle sue mani e in quelle di un ristretto comitato di oligarchi, limitando la libertà di espressione e reprimendo ogni dissenso interno. E in politica estera ...

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