Tocca all’Istat, stavolta, tracciare una sintesi delle ricadute di un anno di pandemia in Italia. Secondo le stime preliminari dell’istituto nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono salite a oltre 2 milioni. Come dire che quasi un italiano su dieci ha problemi di sostentamento. Dati che, inoltre, impattano in modo particolarmente drammatico nelle città del Nord Italia, come Milano, che pure sono i centri della produttività. La spesa procapite, infatti, si mantiene più alta al Nord ma il differenziale col resto dell’Italia si è ridotto. L’impoverimento complessivo del sistema-Paese fa il gioco delle mafie che imperversano indisturbate e conquistano porzioni crescenti di economia. Preoccupano, precisa inoltre Coldiretti, le infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare, arrivate a controllare cinquemila locali della ristorazione, un sistema indebolito dalla perdita di 41 miliardi di euro nel 2020.

È evidente che solo un ritorno alle stagioni turistiche tradizionali potrà invertire la rotta e consentire la risalita del Pil. Dopo la sostanziale sospensione del turismo di montagna con la prolungata chiusura delle piste da sci tutte le aspettative degli operatori sono rivolte all’estate con l’auspicata apertura delle frontiere almeno ai turisti provenienti dai Paesi con bassi contagi e una situazione epidemiologica più rassicurante. Massimo Garavaglia, neoministro del Turismo, è stato molto chiaro nel dire che entro un mese deve cominciare la programmazione delle vacanze in spiaggia e nelle località marine.

Questo significa prenotazioni e, di conseguenza, assunzioni di manodopera anche stagionale. L’estate scorsa, nonostante l’errore del "liberi tutti", il bilancio delle aziende turistiche non è stato più di tanto roseo, perché dall’estero i vacanzieri sono arrivati col contagocce. Un’altra estate alimentata soltanto dai flussi turistici interni non sarebbe sufficiente a salvare i bilanci di albergatori, ristoratori, tour operator e gestori di lidi e stabilimenti balnerari. La crisi di questi dodici mesi ha dimostrato che con la politica dei ristori non si va lontano e che i sussidi prolungano soltanto l’agonia delle imprese senza contribuire più di tanto a salvarle. Il primo Dpcm firmato dal nuovo premier prolunga e per certi versi accentua le restrizioni anti-Covid fino a dopo Pasqua. Scontata la speranza di veder vaccinate il maggior numero di persone nei prossimi tre mesi. Il vaccino è l’antidoto contro il virus ma anche contro la paralisi del sistema socioeconomico. È questo il vero banco di prova del nuovo esecutivo.