Milano, 19 maggio 2019 - Come nelle previsioni, la piazza si è riempita, rispondendo all’appello come Salvini sperava. Milano, città dell’accoglienza per antonomasia e per tradizione, si è scoperta sovranista, regalando ai leader sul palco la cornice perfetta per l’ultimo miglio di campagna elettorale prima del voto di domenica prossima. Salvini sceglie Milano per uscire dall’angolo nel quale i grillini avevano cercato di confinarlo.

Come nelle previsioni, la piazza si è riempita, rispondendo all’appello come Matteo Salvini sperava. Milano, la città dell’accoglienza per antonomasia e per tradizione, si è scoperta sovranista, regalando ai leader sul palco la cornice perfetta per l’ultimo miglio di campagna elettorale prima del voto di domenica prossima. Salvini sceglie Milano per uscire dall’angolo nel quale i grillini, nei giorni scorsi, avevano cercato di confinarlo. E a Luigi Di Maio che gli aveva dato del «pugile stonato» risponde riprendendosi la scena dall’alto dell’imponente palco affacciato su una piazza Duomo tutta colorata di sovranismo. La giusta ribalta per rilanciare la sua vera sfida all’«Europa delle burocrazie» e dei vincoli asfissianti. E per affermare un modello di organizzazione europea centrato sui bisogni dei popoli e sulla libertà di ogni Stato di controllare le proprie finanze. Frontiere che spingono il leader del Carroccio sempre più lontano dall’alleato pentastellato e rendono sempre più precari gli equilibri di governo.

Significativa la prova muscolare di ieri all’ombra della Madonnina. Indicativa non solo del fatto che la Lega ha il vento in poppa. Anche di recente, incontrando imprenditori e organizzazioni sociali, Salvini ha ribadito l’ambizione leghista di esprimere il prossimo primo cittadino. Ed è quindi di particolare valenza che abbia chiamato a raccolta qui i principali leader del sovranismo europeo. L’unica volta che la Lega è riuscita a far eleggere un suo uomo alla guida di Milano è stato nel 1993, in piena Tangentopoli, quando il Carroccio simboleggiava la spinta verso un riscatto morale dopo il terremoto delle inchieste giudiziarie. Oggi quel ruolo punta a svolgerlo il Movimento 5 Stelle, ma in uno scenario ben diverso. Dove il partito di Di Maio, per riuscire nell’impresa, deve sconfiggere la concorrenza proprio dell’attuale alleato di governo