MIlano, 5 lulgio 2020  - Anche ieri, in piazza Duomo a Milano, era di scena una protesta. Questa volta a puntare i piedi erano gli infermieri. Dimenticati, insieme a ostetriche e tecnici di laboratorio, nonostante il ruolo cruciale svolto nella gestione dell’emergenza sanitaria. Nel mirino dei manifestanti, il premier Giuseppe Conte accusato di aver ignorato le loro richieste economiche, comprese quelle sugli indennizzi per chi si è ammalato di Covid lavorando negli ospedali. Gli infermieri, purtroppo, sono in buona compagnia. Sul piede di guerra ci sono infatti altre categorie produttive pronte a scendere in piazza perché temono fortemente di dover chiudere le loro attività.

Questo il quadro in cui il governo sbandiera gli interventi sulla semplificazione. Per martedì è atteso il varo definitivo del Decreto semplificazioni che, in verità, Palazzo Chigi aveva annunciato già per i primi di maggio. Forse sarebbe stato più logico dare priorità a questo provvedimento, che avrebbe agito da acceleratore sull’erogazione di aiuti e sussidi indispensabili per commercianti, artigiani, lavoratori autonomi e partite Iva. Si è scelta invece la strada degli annunci roboanti, elencando una serie di misure all’apparenza incisive, ma in realtà bloccate proprio da quella burocrazia che ora si cerca di contrastare con un decreto. Il premier continua a parlare di riforme epocali. Ma a molti lavoratori che rischiano di perdere il posto, come peraltro confermato in settimana dal rapporto Istat, basterebbero poche iniziative concrete per far ripartire in sicurezza la produzione di beni e servizi. A queste tensioni sociali crescenti dovute alla spada di Damocle della disoccupazione e dell’incertezza sul futuro dell’economia, si aggiungono le problematiche legate alla riapertura delle scuole.

Annunciata dalla ministra Azzolina per metà settembre, dovrà misurarsi con le doverose misure di sicurezza a protezione della salute di studenti e docenti, e con la necessaria riorganizzazione della vita di milioni di famiglie con figli. Tutte chiamate a gestirsi in modo diverso fra smart working e didattica a distanza. È proprio sulle famiglie che si scaricano le difficoltà generate dalla pandemia, sia in termini economici che di stravolgimento delle abitudini di vita. Anche chi andrà in ferie nelle prossime settimane vivrà col pensiero di non sapere se, come e da quando i propri figli potranno tornare dietro i banchi di scuola e a svolgere regolarmente in classe l’attività didattica. Il nodo da sciogliere riguarda anche le università. Gli interrogativi sono molteplici. E riguardano non solo la riapertura degli atenei, ma la mobilità di centinaia di migliaia di studenti fuori sede che frequentano le università milanesi e del Nord. Per loro è importante organizzarsi per tempo con l’alloggio. È bene che il governo ci pensi in fretta.