Milano, 17 gennaio 2021 - Ad affermarlo si rischia di essere tacciati di eresia. Ma se è vero che il virus non molla la presa e si presenta con nuove varianti, è un fatto che non si cerchi alcuna soluzione alternativa all’ennesimo lockdown. Una terapia inefficace. La Lombardia, come pure la Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano, è di nuovo «zona rossa» nonostante gli enormi sacrifici durante le vacanze di Natale. Non si comprende neppure sulla base di quali parametri venga stabilita la colorazione delle regioni, visto che l’Rt e i dati sui ricoveri a Milano e nelle altre province lombarde si collocano a livelli inferiori di quelli di altri territori finiti in arancione o addirittura in giallo.

Il blocco pressoché totale dell’ultimo trimestre del 2020 ci è già costato molto caro. La Banca d’Italia fa sapere che la ripresa slitta a metà anno: la nuova caduta del Pil di fine 2020 si trascina sull’avvio del nuovo anno e ferma al 3,5 per cento la crescita attesa per il 2021. Non solo: lo scenario presenta «rischi ancora elevati», dall’evoluzione della pandemia all’indebitamento delle imprese. L’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte resterà in vigore fino al 5 marzo. E quindi anche il primo trimestre del 2021 si rivelerà disastroso sul fronte della produzione industriale e dei consumi. Per la prima volta anche i saldi tradizionalmente previsti a gennaio produrranno un flop devastante per le finanze di centinaia di migliaia di imprese e titolari di esercizi commerciali. Anche i nuovi ristori annunciati dall’esecutivo finiranno per prolungare l’agonia di chi sperava di poter riaprire nel periodo delle festività natalizie o almeno subito dopo. L’inadeguatezza delle strategie messe in campo dal governo per contrastare il virus appare evidente. Non si può continuare a impostare tutte le politiche pubbliche sull’inseguimento di un nemico invisibile che potrebbe continuare a circolare in Italia, come nel resto del mondo, ancora a lungo. Urgono soluzioni di tipo diverso, in grado di conciliare la tutela della salute con la riapertura in sicurezza delle attività. Potenziare i trasporti pubblici significherebbe garantire la riapertura delle scuole e di molti uffici. E questo riducendo di molto anche i rischi di trasmissione del virus. Scaglionare gli orari di apertura di istituti scolastici e negozi ridurrebbe sensibilmente il rischio di assembramenti. È vero che non si vedono più le code di qualche mese fa per fare i tamponi, ma è altrettanto evidente che se si potesse ampliare l’utilizzo dei test rapidi molte persone potrebbero liberamente andare al ristorante o al cinema senza rischiare di infettare nessuno. Non si può puntare solo sulla vaccinazione di massa. È già in ritardo. ©