Milano, 7 giugno 2020 - C'è un dato sul quale la politica si guarda bene dall’esprimersi. È quello che riguarda le risorse annunciate in pompa magna dal governo sulla base delle aperture fatte dall’Europa e che ammontano a svariate centinaia di miliardi. Aiuti previsti in parte sotto forma di prestito, in parte come finanziamenti emergenziali senza obbligo di restituzione. Ci sono stati promessi, ma nessuno sa con quali tempistiche e con quali condizionalità saranno erogati. Tutto questo trasforma il «Piano Rinascita» sbandierato ai quattro venti dal premier in una drammatica corsa contro il tempo per scongiurare il rischio di altri fallimenti aziendali e di un massiccio impoverimento delle famiglie italiane.

A quanto pare, i soldi da Bruxelles arriveranno a rate e sulla base di una negoziazione con i singoli Stati - in particolare con il nostro - imperniata sulle condizioni di salute delle singole economie, più o meno devastate dagli effetti della pandemia. L’incognita Mes rimane; il Pd sta alzando la voce col premier perché ritiene indispensabile utilizzarlo, mentre i 5 Stelle continuano ad essere contrari. Anche perché sanno che, diversamente, perderebbero la faccia con i loro elettori. Questo è il primo weekend di apertura dei confini regionali e delle frontiere con buona parte degli Stati europei. Domani sapremo se albergatori, ristoratori, gestori di stabilimenti turistici si considereranno soddisfatti di questa ripartenza. Oppure se saranno prevalse la paura del virus e le difficoltà economiche delle famiglie. Lo ripetiamo ogni settimana: la crisi è una realtà. E il rilancio del settore turistico è solo il primo tassello in ordine temporale di un percorso di ripresa socioeconomica nel quale nessuno deve rimanere indietro. 

Quando il governo prenderà atto davvero delle difficoltà enormi di partite Iva - l’altro giorno la protesta a Milano -, commercianti, ristoratori e lavoratori dipendenti da tempo in attesa della cassa integrazione, perché non sempre anticipata dalle aziende? Quando gli artigiani lombardi, rimasti senza lavoro e senza aiuti, saranno ascoltati dal governo che per altro ha annunciato di volerli coinvolgere nelle prossime scelte di natura economica? Giuseppe Conte continua a invocare un clima di collaborazione con le opposizioni. Ma se i soldi non arrivano non è certo colpa di chi non sta al governo. E non lo è neppure degli industriali che da tempo invocano un cambio di passo e lamentano gli eccessivi ritardi nell’erogazione di incentivi alle imprese perché possano ripartire con slancio in tutte le loro attività, senza il peso opprimente della fiscalità e della burocrazia. Lecito sperare che l’Ue sostenga a fondo gli sforzi di ricostruzione del nostro Paese. Ma non si perda altro tempo senza intervenire in modo efficace sulle leve della ripresa.