Milano, 23 febbraio 2020 - Strade deserte, saracinesche abbassate, il divieto di allontanamento e di ingresso nelle aree focolaio del virus sino allo stop imposto a Inter-Sampdoria a San Siro e a tutte le partite in cartellone, o ancora al blocco dell’attività didattica di tutti gli atenei lombardi. È uno scenario irreale a dominare oggi la vita nella nostra regione, sia nella “zona rossa“ del contagio che nel resto del territorio. I vertici istituzionali che si susseguono nel tentativo di governare l’emergenza finiscono, loro malgrado, per alimentare il rischio di psicosi. Ma alla paura per la salute si affianca, in modo non meno preoccupante, l’incertezza sugli effetti che l’emergenza da Covid 19 potrà avere sull’economia. Il grido d’allarme lanciato in modo perentorio dalle categorie produttive rispetto alle ricadute è quanto mai opportuno.

Solo nel Lodigiano, il tessuto industriale garantisce un giro d’affari di 6,9 miliardi di euro, con una produzione manifatturiera che nei primi nove mesi del 2019 è cresciuta del 3,4 per cento, ma che ora rischia di subire una drastica contrazione a causa della sospensione delle attività. Uno stop che non riguarda solo le fabbriche, ma anche negozi e servizi. Quel che basta perché Confcommercio, attraverso il suo presidente Carlo Sangalli, chieda di «estendere la cassa integrazione prevista dal Fondo integrativo salariale alle piccole e micro imprese coinvolte dalla crisi». E che «ai tavoli istituzionali costituiti in queste ore partecipino anche i rappresentanti delle imprese». Di «garanzie ricevute dal premier Giuseppe Conte» sul reperimento di risorse da destinare alle imprese costrette a sospendere l’attività ha parlato anche il governatore lombardo Attilio Fontana.

E il tema è al centro delle attenzioni delle organizzazioni sindacali. Gestire l’emergenza sanitaria, scongiurare allarmismi e frenare il contagio, assicurando nello stesso tempo terapie e assistenza adeguate a chi chiede aiuto alle strutture mediche, sono priorità assolute. Però anche la prevenzione di un eventuale collasso del sistema economico è un dovere delle istituzioni e dell’intera comunità nazionale. Cominciare a immaginare di concedere incentivi e sussidi alle piccole e medie imprese maggiormente toccate dall’allarme sarebbe per esempio già un inizio. Servirebbe ad attivare un circolo virtuoso, a beneficio dell’intero sistema economico. E questo salvaguardando i livelli produttivi e quelli occupazionali. La politica dimostri maturità prendendo realmente a cuore, senza secondi fini elettorali, le sorti del sistema imprenditoriale, dal quale dipende la qualità della vita di milioni di persone.