Milano, 26 gennaio 2020 - L'ultima conferma arriva dall’analisi della Cgia di Mestre diffusa ieri: le partite Iva pagano più Irpef dei dipendenti e dei pensionati. Stando alle dichiarazioni dei redditi del 2018, infatti, l’Irpef media versata dai lavoratori autonomi è di 5.091 euro, quella in capo ai lavoratori dipendenti di 3.927 e quella dei pensionati di 3.047. La politica dunque continua a non essere un’amica del lavoro, e in particolare di quello autonomo. Imprenditori e professionisti continuano a essere vessati da un fisco vorace che impone di lavorare una buona parte dell’anno soltanto per pagare le tasse. Così alte, a volte, da costringere un commerciante a chiudere la propria attività e a far desistere altri potenziali imprenditori ad aprirne una.

Un discorso applicabile anche anche al tema della competitività del sistema Italia: le imprese straniere investono malvolentieri nel nostro Paese, proprio in ragione di un sistema fiscale alquanto vessatorio e di una mole assai corposa di carichi burocratici. A tutto questo va aggiunto il ritardo tecnologico che frena la produttività e l’efficienza dell’apparato produttivo. Per altro tutti i governi, nessuno escluso, negli anni hanno sempre annunciato solennemente una riduzione delle tasse. Ma lo hanno fatto soltanto in minima parte e con esclusivo riferimento a un orizzonte temporale corto e a un bacino elettorale ridotto. Si pensi, ad esempio, a quanto deciso dall’attuale esecutivo nel Consiglio dei ministri di giovedì scorso. La riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti è una misura che è stata sbandierata ai quattro venti come un autentico toccasana per le tasche di milioni di famiglie che dal mese prossimo dovrebbero trovarsi più soldi in busta paga e meno obblighi di tassazione. La verità è che rappresenta l’ennesima misura che profuma di mancetta elettorale, sulla falsariga dei celebri 80 euro concessi da Matteo Renzi. Le finalità del Conte bis sono quelle di rilanciare attraverso provvedimenti di questo tipo i consumi e la crescita.

Ma l’incertezza sul futuro del Paese indurrà quasi sicuramente i beneficiari di tale decisione ad accantonare quelle somme per esigenze future. Parliamo pertanto di novità sterili sul piano economico e solo demagogiche dal punto di vista sociale. Il Paese ha bisogno di altro. Gli ingredienti fondamentali di un’azione efficace in campo economico dovrebbero essere innanzitutto gli incentivi alle piccole e medie imprese, perché possano poi investire in modo sempre più convinto nell’ampliamento delle proprie attività e nell’assunzione di nuove risorse umane. Per realizzare questa condizione servirebbe prima di tutto una stabilità politica che oggi non si vede.