Waxewul Sartoria
Waxewul Sartoria

Monza, 29 marzo - Lo stile più appariscente per il palco di Sanremo, ma anche una filosofia più ‘quotidiana’ e urban. Uniti da un’etica che rappresenta il loro Dna: la sostenibilità sociale e ambientale. Che taglia, cuce e innova. Tradizione e futuro. L’anima di Waxewul, nato nel 2015 dall’idea di Francesca Cosentino di realizzare un brand di abbigliamento sartoriale e accessori artigianali dall’animo urban-afro che utilizza tessuti filati e tinti a mano secondo antichi e tradizionali metodi e acquista direttamente da botteghe artigianali, gestite per lo più da donne, nei villaggi di Senegal, Gambia e Mali. Francesca, Carmen Azzoni e Alessandra Bulzomi hanno così dato vita a una ‘collezione’ su misura che racconta eleganza e al tempo stesso fierezza e impegno.

Con un approccio anticonformista che ha richiamato l’attenzione di un artista poliedrico come Gio Evan: "Niente colossi, niente brand di alta nomea. Li ho conosciuti, ma non mi hanno conquistato come la mia amica Francesca. Quindi ho chiesto a lei di farmeli" per le sue esibizioni sul palco del Festival di Sanremo. "La scelta di Gio, che abbiamo incontrato e conosciuto tre anni fa, ci ha onorato perché ci ha permesso di condividere gli stessi valori e di avere la stessa volontà di diffonderli - l’orgoglio di Francesca -. Waxewul nasce dall’idea di realizzare artigianalmente in piccola tiratura, una linea di abbigliamento e accessori artigianali dallo style urban-afro che si fondino su principi etici come sostenibilità ambientale e sociale, circolarità e inclusività". Mettendo al centro un paese come l’Africa e i suoi preziosi tessuti grazie ad aziende made in Italy come Brunello. E così, il tradizionale tessuto damascato africano BemBAZIN, dai colori accesi e vibranti, è finito all’Ariston nei completi camicia, giacca e bermuda griffati Waxewul e indossati da Gio Evan.

La vetrina di Sanremo ha certamente aiutato a mettere in mostra al grande pubblico l’importanza di una "sostenibilità reale, tracciabile, trasparente e certificata", ma poi c’è un quotidiano fatto anche di difficoltà e di impegno a sostenere attività imprenditoriali responsabili. «La necessità ti porta necessariamente a essere virtuoso - spiega Carmen -. Meno spreco e più riutilizzo". Oggi Francesca, Carmen e Alessandra lavorano da casa. Quando necessario si ritrovano nel laboratorio di sartoria a Muggiò, ma "presto ci trasferiremo a Biassono per avviare un progetto di multifactory rigenerando una fabbrica dismessa". Si tratta di un’associazione di artigiani, artisti e liberi professionisti – chiamata Infatti9 – che condividono uno spazio e una cultura sostenibile di economia circolare. Una sorta di ‘casa dell’artigianato’ che sorgerà nello stabile abbandonato dove negli anni d’oro della Brianza dei mobilieri c’era l’azienda di arredamenti Fratelli Corno: "Così salviamo dal degrado un’area dismessa dando ospitalità a lavoratori etici".