Superbonus edilizia al 110%: la proroga a tutto il 2023 su cui il governo sta ragionando (e che è stata inserita nella Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza) sarà l'ultima? Sembrerebbe di sì. Il ministro dell'Economia Daniele Franco ieri ha pronunciato parole che sembrano mettere una pietra sopra la possibilità di un ulteriore prolungamento di una misura adottata per la prima volta dal governo Conte II nel cosiddetto decreto rilancio del 2020. Un provvedimento apprezzato dai cittadini - perché ha consentito loro di sistemare abitazioni praticamente senza sborsare un soldo, attraverso una maxi detrazione degli importi spesi, realizzata in diverse maniere - e dalle associazioni di costruttori, perché ha permesso di dare ossigeno a un settore piegato, come altri, dalle limitazioni della pandemia.

  1. Fino a quando sarà prorogato
  2. Altri bonus
  3. Motivi dello stop
  4. Chi chiede nuove proroghe
  5. I numeri

Superbonus 110: fino a quando sarà prorogato

La proroga del Superbonus al 110% dovrebbe essere inserita nella legge di Bilancio del 2022, che verrà varata nel gennaio dell'anno prossimo. Ci sono ancora tre mesi di tempo e il governo si sta già confrontando sull'opportunità di prolungare le agevolazioni fino a tutto il 2023, ma il via libera sembra essere nell'ordine delle cose, anche dopo l'inserimento nella nota di aggiornamento al Def. Quella della legge di Bilancio del 2022, però, rischia di essere l'ultima proroga del provvedimento-booster per l'edilizia.

Quali altri bonus verranno prolungati

Insieme al superbonus 110 dovrebbero essere prorogati tutti gli altri bonus riguardanti il settore edilizia: il bonus 50, il bonus 60 e il bonus 95. Tutte misure d'incentivazione che hanno contribuito a tenere in piedi il settore.

Perché la proroga al 2023 dovrebbe essere l'ultima

Misura di politica economica espansiva, accolta con grande favore dal comparto produttivo d'elezione, così come dalla cittadinanza, il superbonus al 110% rappresenta però un grande peso per le casse dello Stato, private degli introiti dovuti per le imposte sull'edilizia. Il ministro Franco l'ha chiarito: "Sono uno strumento molto costoso. Se lo Stato paga integralmente, o anche di più, il valore della spesa e abbiamo 25-30 milioni di unità immobiliare con 50-100 mila euro di lavoro sussidiati dallo stato, l’effetto sui conti e sul debito pubblico è stratosferico".

La proroga al 2023, quindi, dovrebbe essere l'ultima per ragioni essenzialmente economiche: una volta terminata l'emergenza provocata dall'economia, lo Stato dovrà tornare a una politica di spesa più equilibrata. 

Chi chiede un'ulteriore proroga

Le dichiarazioni del ministro hanno sollevato allarme in settori della maggioranza che sostiene l'attuale governo. In particolare il Movimento 5 Stelle, che considera l'ex premier Conte il "padre" del provvedimento, è già in pressing sull'esecutivo. In una nota congiunta i senatori delle commissioni interessate dal provvedimento affermano che "nel solo mese di settembre, l'agevolazione ha consentito di dare il via a nuovi cantieri per un valore di quasi due miliardi di euro, come ha rilevato Enea. E l'osservatorio Inps ha quantificato in 92 mila i posti di lavoro creati nel settore delle costruzioni nell'ultimo anno, dei quali 52 mila a tempo indeterminato".  Di fronte a questi numeri, è il ragionamento dei parlamentari pentastellati, "è preferibile non chiudere tutte le finestre di ulteriore proroga oltre il 2023".

I numeri del superbonus

Il provvedimento, al di là del confronto su un suo eventuale prolungamento al 2023 o oltre questa (ancora presunta) nuova scadenza, continua a funzionare. Ieri a Bari, in un evento organizzato durante la manifestazione di Ance "Fiera delle costruzioni", sono state illustrate le cifre più recenti. 

Gli interventi legati all'incentivo sono in tutto 46.195 per un valore di 7,5 miliardi di euro (ovvero circa 8,2 miliardi di euro come ammontare ammesso a detrazione, considerando l'aliquota del 110%). Solo nell'ultimo mese si è registrato un consistente aumento del +24,4% nel numero e del +31,8% nell'importo, ovvero circa 9mila interventi in più per 1,8 miliardi di euro.  

In termini di numero, gli interventi riguardano prevalentemente edifici unifamiliari (51,2% del totale) e unità immobiliari indipendenti (34,9%). Tuttavia si evidenzia la crescita della quota relativa ai condomini, pari, oggi, al 13,9% (era il 7,3% agli inizi di febbraio). Un impatto, quello degli interventi sui condomini, che appare ancora più evidente in termini di importo, raggiungendo un'incidenza del 47,7% dell'ammontare complessivo. Si tratta, ovviamente, di lavori con importo medio importante (quasi 560mila euro), se raffrontato agli interventi su singole abitazioni (circa 90/100mila euro).