LE GRANDI aziende si preparano a fare tesoro dell’esperienza dello smart working durante la pandemia e ad utilizzare il lavoro agile anche una volta usciti dall’emergenza: è quanto è emerso da un webinar organizzato dall’Inapp sullo smart working, nel quale sono intervenuti manager di Poste, Enel, Tim e Leonardo che hanno raccontato lo shock del passaggio nel marzo 2020 di un numero consistente di dipendenti in smart ma anche le opportunità che un sistema misto...

LE GRANDI aziende si preparano a fare tesoro dell’esperienza dello smart working durante la pandemia e ad utilizzare il lavoro agile anche una volta usciti dall’emergenza: è quanto è emerso da un webinar organizzato dall’Inapp sullo smart working, nel quale sono intervenuti manager di Poste, Enel, Tim e Leonardo che hanno raccontato lo shock del passaggio nel marzo 2020 di un numero consistente di dipendenti in smart ma anche le opportunità che un sistema misto potrà portare con sé. Sono 5 milioni i lavoratori italiani che sono in smartworking, ha messo in evidenza l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, confrontando il dato con quello registrato in pieno lockdown, pari a 6,5 milioni, e a quello pre-pandemia, limitato a 570mila lavoratori.

Nelle grandi imprese a ricorrere al lavoro agile è il 54% dei dipendenti. Poste con 125.000 dipendenti ha dovuto passare a remoto l’attività durante il lockdown di 16.000 persone. Ma – ha sottolineato il responsabile Centro studi HR Donato Ficorilli – "la maggior parte dei lavoratori è rimasto in prima linea" con 13.000 uffici postali sul territorio. L’accordo per il sistema post pandemia per i lavoratori il cui lavoro può essere svolto da remoto prevede un massimo di tre giorni in lavoro agile a settimana con un tetto di 13 giorni al mese. Nicoletta Rocca, Head of people and Organization Global Digital Solutions dell’Enel, ha sottolineato come l’azienda avesse già sperimentato largamente lo smart working prima della pandemia con 11.000 persone in lavoro agile un giorno a settimana a fine 2019. In pochi giorni con la stretta per limitare il contagio sono stati messi a lavorare a distanza in Italia 17.000 dipendenti (37.000 nel mondo) per cinque giorni a settimana.

Tra le imprese che hanno fatto un utilizzo massiccio dello smart working c’è Tim che con Giovanna Bellezza, responsabile Relazioni Industriali, ha ricordato l’accordo firmato ad agosto 2020 per il fine emergenza. L’accordo si basa su due giorni di lavoro da remoto e tre in sede per favorire con il sistema misto lo scambio e l’inclusione. Ma il lavoro potrà essere in parte smart e in parte in ufficio anche nella stessa giornata come ha spiegato Cristina Cofacci, Head of Industrial Relations and Labour Law di Leonardo che ha ricordato come nel periodo di lockdown siano stati messi in smart 19.000 dipendenti.