Sciopero lavoratori Icar
Sciopero lavoratori Icar

Villa d’Adda, 29 luglio 2021 - La richiesta di "lavorare gratis" fa scattare lo sciopero. Ieri, gli operai della Icar di Monza sono tornati ai cancelli in via Isonzo per dire "no al precariato" e chiedere chiarezza su un futuro sempre più incerto. Hanno ottenuto la cassa integrazione fino alla nomina del curatore fallimentare. Sì, perché ormai all’orizzonte si profila il crac dello storico marchio dei condensatori: l’azienda con sede a Villa d’Adda, nella Bergamasca, dove ci sono una sessantina di lavoratori e altri 135 in città ha presentato istanza al Tribunale di Milano. Nei giorni scorsi il liquidatore aveva chiesto al personale di non far venir meno quella continuità produttiva che permetterebbe di condurre le trattative con potenziali compratori, perché qualcuno interessato ci sarebbe. "Ma ci sono già in arretrato tre mensilità, novembre, marzo e luglio che finirà nei crediti privilegiati", ricorda Claudio Rendina della Fiom-Cgil al presidio. L’inaccettabile paradosso di faticare senza ricevere compenso è stato scongiurato in extremis dal ricorso agli ammortizzatori. Una soluzione ponte prima di capire cosa accadrà, "la certezza di un reddito per quanto limitato dopo mesi difficili", aggiunge il sindacalista.

La vertenza è aperta da più di un anno, "da quando cioè i 200 posti sono finiti subito in bilico per colpa di una situazione finanziaria che ha complicato la condizione produttiva, nonostante gli ordini fossero ancora sufficienti per continuare - spiega Moreno Businaro, di Femca Cisl Bergamo -. Una situazione che ci fa stare ancora più male. Anche per questo nell’ultimo incontro con la direzione noi e l’Rsu abbiamo mostrato il nostro disappunto per una vicenda che poteva essere risolta in modo diverso. Da ieri, intanto, gli stabilimenti sono in cassa in attesa che con l’arrivo del commissario si scopra se e come procedere con l’attività". I metalmeccanici brianzoli vanno oltre e chiedono che "la Icar diventi una priorità nell’agenda delle istituzioni – dice Gabriele Fiore della Fim – Non è possibile che si disperda il know how costruito in 70 anni di storia avendo ancora attività e ordini. Dobbiamo tutelare i rapporti di lavoro, le retribuzioni e il futuro di questa azienda. Ora siamo in attesa che il tribunale verifichi le condizioni per l’esercizio provvisorio. Questa importante realtà va salvaguardata per evitare un serio problema sociale".