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2 mag 2022

Sanzioni, stop al petrolio russo: Unione europea verso un embargo 'light'

La necessità di trovare forniture alternative e il rischio di un'impennata dei prezzi consigliano un approccio di medio-lungo termine 

michele mezzanzanica
Economia
A view shows the Russian oil producer Gazprom Neft's Moscow oil refinery on the south-eastern outskirts of Moscow on April 28, 2022. (Photo by Natalia KOLESNIKOVA / AFP)
Raffineria Gazprom Neft nei pressi di Mosca

C’è anche l’embargo del petrolio russo nel pacchetto di sanzioni economiche, il sesto dall’inizio della guerra, che la Commissione europea proporrà domani. Il pacchetto dovrà quindi essere discusso dal Coreper (il comitato dei rappresentanti permanenti presso l'Ue), probabilmente mercoledì, per poi essere sottoposto al voto degli Stati membri. Per essere approvato, avrà bisogno dell’unanimità.

Dipendenza energetica

E qui sorgo i problemi, perché alcune nazioni hanno espresso perplessità e timori nei confronti di una misura che potrebbe avere pesanti ripercussioni. Se Germania e Italia, i Paesi con maggiore dipendenza energetica dalla Russia tra i ‘big’ della Ue, si sono comunque dette favorevoli alla misure, Slovacchia e soprattutto Ungheria hanno invece proprio in queste ribadito tutta la loro contrarietà. I due Paesi, senza sbocco sul mare e quindi senza porti, dipendono totalmente dagli oleodotti russi, anche perché né l’una né l’altra sono collegate a gasdotti europei.

Misure di transizione

Probabilmente la Commissione proporrà dunque un ‘embargo light’, graduale, in modo da lasciare il tempo ai singoli Paesi - circa 6-8 mesi secondo fonti comunitarie - di allentare la propria dipendenza dalla Russia. E con misure di transizione specifiche riguardanti Ungheria e Slovacchia, in modo da evitarne il veto dal momento che, come detto, per approvare le sanzioni occorre l’unanimità.

Tetto ai prezzi

Inoltre, l’embargo del petrolio russo potrebbe portare a un’impennata globale del prezzo del greggio, come ha ammonito anche la segretaria al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen. Gli Usa spingono quindi per un price cap, un tetto al prezzo del petrolio, e la proposta trova consensi anche nelle cancellerie europee. In questo modo si eviterebbe infatti una speculazione che avrebbe significative conseguenze per l’economia mondiale, quella europea in particolare dal momento che il Vecchio Continente è praticamente privo di petrolio (Norvegia a parte che, però, come noto non fa parte della Ue). Per essere efficace, tuttavia, il price cap andrebbe applicato a livello globale, non solo euro-atlantico.

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