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8 dic 2021

Fallisce il salvataggio della Centrale, ora va tutelato il marchio Latte Varese

Confagricoltura e Coldiretti preoccupate per le ripercussioni sugli allevamenti con il loro indotto. Nessuno si è fatto avanti con i 2 milioni necessari, ma il sindaco spera ancora per il brand e i 16 addetti

rosella formenti
Economia
L’auspicio è che il nome storico e la bontà dei prodotti richiamino investimenti da qualche grossa realtà
Centrale latte

Varese, 9 dicembre 2021 - Scritta la parola fine per la storia della Centrale del Latte di Varese: l’attività della cooperativa si è fermata due giorni fa. I tentativi per salvare la situazione e i 16 posti di lavoro non sono andati a buon fine, la procedura di concordato in continuità cui era sottoposta la cooperativa si è conclusa senza che nessun acquirente si facesse avanti, quindi lo stop, su ordine del Tribunale di Varese, è stato inevitabile. Un colpo durissimo per un simbolo, il Latte Varese, che con la confezione bianca e azzurra non sarà più sugli scaffali dei negozi e dei supermercati. Sarebbero serviti 2 milioni per mantenere attivo l’impianto, ma le risorse necessarie non sono arrivate. Grande l’amarezza nelle parole del direttore Franco Donato: "Si è perso tempo prezioso aspettando persone che poi si sono tirate indietro. Noi ci abbiamo messo tutta la nostra volontà e non solo per salvare questa storica azienda, ora ci sentiamo abbandonati".

Una lunga storia, strettamente legata alla città, cominciata il 9 settembre 1933, data di nascita esatta del consorzio chiamato Società Anonima Cooperativa Pascoli Prealpini, il primo stabilimento in viale Valganna. Nel 1953 viene costruita la seconda centrale, in via Uberti, punto di riferimento degli allevatori locali. Nei decenni la produzione si allarga con altri prodotti, non solo latte, ma con le difficoltà negli ultimi anni vengono abbandonati.
Grande preoccupazione esprimono a Varese i vertici di Confagricoltura e Coldiretti: la chiusura dell’attività della centrale ha un impatto pesante sugli allevatori che avevano nella cooperativa un riferimento importante per vendere il loro latte fresco.

«Una grave perdita – commenta Giacomo Brusa, presidente di Confagricoltura Varese – gli allevatori dovranno organizzarsi in modo diverso, spero però che il nome storico e la bontà dei prodotti possano richiamare investimenti di qualche grossa realtà rilevando il marchio". Un durissimo colpo a un pilastro dell’agricoltura varesina anche per Fernando Fiori, numero uno di Coldiretti Varese: "La fine di Latte Varese è una grave perdita per il nostro territorio, il prodotto rappresentava una realtà importante per il mondo agricolo".

Un momento molto difficile per gli allevatori che ora dovranno trovare un altro compratore del latte prodotto nei loro allevamenti. "Abbiamo lottato per salvare il Latte Varese per mesi – dice uno di loro – Adesso ci stiamo muovendo compatti, attendiamo risposte da un caseificio". È urgente perché il latte prodotto dalle mucche non può rimanere nei frigoriferi, che vanno svuotati al più presto. L’ultimo giorno di attività della centrale il sindaco Davide Galimberti e il vicesindaco Ivana Perusin hanno portato la loro solidarietà ai dipendenti. «La nostra speranza era che si potesse trovare una soluzione positiva, perché Latte Varese è un’azienda di latte a chilometro zero – ha detto Galimberti – Un’attività che, oltre ai dipendenti, dà lavoro a tanti produttori locali, un marchio importante che deve continuare a vivere nella nostra città. Il nostro auspicio è che ora si possa trovare una soluzione in tempi brevi, anche valorizzando il marchio e tutelando i dipendenti".
 

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