A fine anno Quota 100 "andrà in pensione". Il meccanismo fortemente voluto dalla Lega in occasione del governo gialloverde (Lega-Movimento 5 Stelle) che ha permesso sino ad ora di andare in pensione con un mix fra 68 anni di età e 42 di contributi, sarà modificato.

Lavori gravosi

Intanto nei giorni scorsi l'apposita Commissione ha deciso di ampliare l'elenco dei lavori gravosi. La Commissione istituzionale sui lavori gravosi ha individuato 203 nuove mansioni per le quali potrebbero aprirsi le porte dell’Ape sociale nel 2022, con la possibilità di andare in pensione a 63 anni, oppure di accedere a misure riservate come l’Ape Sociale o Quota 41Sul tavolo c'è il nuovo progetto di riforma delle pensioni 2022 con l'adeguamento dei requisiti per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro e la messa a punto di una serie di interventi per il post Quota 100, in scadenza il 31 dicembre 2021. Una piccola rivoluzione copernicana se si considera che  oggi sono 15 i lavori considerati gravosi.

La Lega e Quota 41

La Lega vorrebbe passare a quota 41 per tutti. Cioè estendere la normativa vigente permette il pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età solo a coloro che rientrano nella categoria dei lavoratori precoci (almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni di età) che rientrano in specifici profili di tutela e che sono disoccupati. Gli esponenti del Carroccio sarebbero però in prima istanza favorevoli a un prolungamento di Quota 100 (almeno per un anno) in cambio del quale accantonare altre richieste.

Il Pd e l'Ape sociale

Il Partito Democratico sarebbe favorevole all'estensione dell’Ape sociale (nella direzione di quanto stabilito dalla Commissione istituzionale) e a rendere inoltre strutturale opzione donna, che permette alle lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2020, un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un'età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome) al ricorso a una “delega” per introdurre la pensione di garanzia per i giovani e alla riduzione della “soglia” di vecchiaia per le lavoratrici madri.

La pensione di garanzia

Nel 2032 l’Italia entrerà a pieno nel sistema contributivo puro (si maturerà una pensione in base a quanto versato). Il che farà avere pensioni molto più povere. Per scongiurare il sempre più concreto rischio povertà, il governo è al lavoro per la cosiddetta “fase due” della previdenza, volta a contenere l’impatto della riforma Fornero. Tra le novità principali c’è la pensione di garanzia. Secondo le regole attuali, i giovani potrebbero lasciare il lavoro una volta raggiunta l’età pensionabile solo nel caso abbiano maturato una pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale, che è pari a 470 euro. L’idea è quella di abbassare questo tetto a 1,2 volte e di istituire un sistema di garanzia che assicuri in ogni caso un assegno mai inferiore ai 660 euro, indipendentemente dai contributi versati. In pratica, per pensioni sotto i 660 euro scatterebbe un’integrazione tale da raggiungere questa cifra.

Forza Italia e Fratelli d'Italia

Forza Italia avrebbe elaborato l'idea di un pensionamento anticipato con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi, a patto che il trattamento previdenziale non sia inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale e con una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto al limite dei 66 anni. Simile la proposta del partito di Giorgia Meloni: con una soglia fra i 62 e i 70 anni, oltre ad almeno 35 anni di contributi, con l’importo mensile dell'assegno non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale e con penalizzazioni decrescenti sotto i 66 anni.