Tra le ipotesi contenute nella nuova riforma fiscale c'è anche quella che riguarda la revisione del Catasto. Le novità più sostanziali riguardano l'abbandono dei vani catastali e l'adozione come criterio di calcolo dei metri quadrati.  Il valore di reddito degli immobili potrebbe essere affiancato da quello medio di mercato mentre le attuali categorie catastali potrebbero essere ridotte fino al punto di cancellare la separazione tra case popolari e di lusso. A fare la differenza potrebbe invece essere invece la natura del fabbricato, la sua tipologia edilizia, l'affaccio e tutta una serie di caratteristiche relative all'area in cui gravita e i servizi connessi. Di sicuro c'è che se la riforma del Catasto dovesse essere varata e i valori degli immobili adeguati a quello di mercato come da tempo chiedono Bruxelles e l’Ocse, le tasse sulla casa sarebbero inevitabilmente destinate a crescere. E anche di molto. E siccome in Italia la casa è "sacra" già si è assistito a una levata di scudi in Parlamento contro ogni ipotesi di riforma.

Cos'è?

Il catasto italiano è l'inventario dei beni immobili presenti nel territorio nazionale, è stato realizzato attraverso la costituzione di due successivi distinti sub-sistemi: il primo - denominato Catasto Terreni - comprendente
l’elenco di tutti i terreni di natura agricola ovvero comunque inedificati, il secondo – denominato Catasto Edilizio Urbano - costituito dalle costruzioni di natura civile, industriale e commerciale. ll Catasto dei Fabbricati, istituito con  decreto-legge del 30 dicembre 1993, è l’evoluzione del Catasto Edilizio Urbano: si occupa di tutte le costruzioni, sia urbane che rurali. Non sostituisce a oggi il Catasto Edilizio Urbano,ma lo integra e ne estende la competenza. Censire le proprietà immobiliari, tenerne evidenti le mutazioni e realizzare i presupposti per un’equa imposizione fiscale rappresentano le finalità istitutive del catasto.

Le novità

Addio ai vani 

Il valore di una singola unità immobiliare sarà dato dal valore unitario della propria categoria in una singola zona. Nella precedente ipotesi di riforma a questo si sarebbero applicati dei correttivi, per aumentare o diminuire questo parametro, prevedendo poi di moltiplicare il risultato per la superficie in metri quadrati. Di fatto si mandano in pensione i vani catastali

Le categorie

Potrebbe arrivare l'indicazione di suddividere tutti gli immobili in due grandi gruppi, in base alla destinazione d'uso. Da una parte le unità Ordinarie, per cui si utilizzerebbe il solo metro quadrato come unità di misura, specificando i criteri di calcolo della superficie dell'unità immobiliare. Dall'altra quelle Speciali per le quali potrebbero entrare in gioco funzioni statistiche per determinare valore di mercato, localizzazione e caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale. Le possibilità di successo si basano anche sulla sinergia tra Entrate e Comuni nella determinazione dei nuovi valori catastali dei beni e nel loro aggiornamento periodico

Centro-periferia

Tra le attuali storture da correggere c'àè del divario che esiste tra i valori dei centri storici e quelli delle periferiePer avvicinarsi a un riequilibrio l'ultima ipotesi di riforma prevedeva l'affiancamento al "reddito" così come è ora calcolato, di un ulteriore parametro, una sorta di valore medio di mercato degli ultimi anni. Già da molto tempo, infatti, negli atti di compravendita oltre al valore catastale viene indicato anche il prezzo reale d'acquisto, senza che quest'ultimo abbia impatto sulle imposte da pagare.

I possibili rincari a Milano

I più colpiti dalla riforma del Catasto sarebbero i piccoli proprietari di immobili "residenziali" localizzati nelle grandi città, l cosiddetto "ceto medio", chiamato a pagare il prezzo più alto dei nuovi estimi. E, che paradossalmente, dovrebbe essere proprio il principale favorito della riforma fiscale. A Milano, ad esempio, se le tasse sugli immobili fossero effettivamente calcolate sui valori di mercato, gli imponibili fiscali crescerebbero di circa il doppio in periferia e addirittura di cinque volte nel centro. Va da sè che il sistema di accatastamento degli immobili nel nostro Paese è storicamente iniquo con situazioni assurde con case di extra lusso valutate più o meno alla stregua di case popolari. Colpa di un impianto normativo e di conseguenza di criteri valutativi che risalgono addirittura, al 1939. E ovviamente il più colpito da una rivalutazione degli estimi catastali sarebbro i piccoli proprietari di immobili "residenziali" localizzati nelle grandi città.

Chi controlla

La gestione delle banche dati catastali e lo svolgimento dei relativi servizi sono stati affidati all’Agenzia del​ Territorio, istituita con il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, di riforma dell’Amministrazione finanziaria,
che ha ereditato le competenze del Dipartimento del Territorio del Ministero delle Finanze. L'Agenzia del Territorio, dal 1° dicembre 2012, è stata incorporata nell'Agenzia delle Entrate a cui toccherà incrociare i dati in suo possesso con i Comuni per arrivare a una nuova determinazione del valore degli immobili, nel caso ovviamente la riforma dovesse venire approvata in questi ternini.