Tra le cose cui tiene di più c’è la sua bicicletta firmata da Ernesto Colnago. Se può se la porta con sé anche sul posto di lavoro. A Roma, però, non ci farà molto, con la penuria di piste ciclabili della Città Eterna. Vittorio Colao (nella foto), 59 anni, è il nuovo ministro dell’Innovazione tecnologica e della transizione digitale Nell’aprile 2020 è stato nominato dal governo Conte a capo della task force che doveva portare...

Tra le cose cui tiene di più c’è la sua bicicletta firmata da Ernesto Colnago. Se può se la porta con sé anche sul posto di lavoro. A Roma, però, non ci farà molto, con la penuria di piste ciclabili della Città Eterna. Vittorio Colao (nella foto), 59 anni, è il nuovo ministro dell’Innovazione tecnologica e della transizione digitale

Nell’aprile 2020 è stato nominato dal governo Conte a capo della task force che doveva portare l’Italia fuori dalla prima fase dell’emergenza da Covid-19. Il rapporto prodotto dalla task force è stato presentato a Roma nel giugno 2020, ma il governo non ha mai messo in pratica le proposte del super-manager, tanto che i rapporti tra lui e Conte si sono chiusi con grande freddezza. Ora potrà recuperare quel programma nel governo Draghi.

Per Colao, l’automazione spinta, l’Internet delle cose e il machine learning avranno un forte impatto sulla società. "Vedo un periodo di transizione nel quale perderemo molti posti di lavoro ripetitivi, ma non solo, perché verranno anche eliminate funzioni aziendali intermedie, ci sarà un appiattimento dei livelli gestionali. Le aziende devono fare subito molta formazione, riqualificare il personale. Ma si creeranno anche molti nuovi lavori nei Paesi che faciliteranno imprenditorialità e concorrenza e alleggeriranno la burocrazia", ha detto recentemente il nuovo ministro. Il problema saranno i disoccupati tecnologici. La sua ricetta è chiara: "Dobbiamo aprirci a nuovi orizzonti di impiego, nella tutela dell’ambiente e del territorio, nella manutenzione dei beni pubblici, nell’accesso a sanità e servizi sociali. Possiamo investire nei cosiddetti common goods e nei lavori collegati. Tutto ciò non avverrà d’incanto. Ma solo con un ruolo attivo dello Stato, che deve investire nella scuola, nella sanità, nell’ambiente". Le intersezioni con il nuovo ministero della Transizione ecologica sono numerose, perché Colao e Cingolani sono d’accordo sul fatto che ci può essere sviluppo solo con una forte spinta agli investimenti verdi, pubblici e privati. La ripresa dell’Italia dipende tutta dallo spostamento verso una "green recovery"e i due ministeri saranno centrali per promuoverla.

e. co.