Quota 102, Quota 194, prolungamento dell'Ape sociale. Sono numerose le ipotesi di riordino del campo pensionistico su cui si sta al momento confrontando il governo, in vista della legge di bilancio 2022. Vediamo quali sono, alla luce anche delle ultime dichiarazioni, le proposte sul tavolo per quanto riguarda un'uscita anticipata dal mondo del lavoro, con la raccomandazione di considerare il comparto un cantiere ancora aperto, stante un solo punto fermo.

  1. Addio Quota 100
  2. Cos'è Quota 102
  3. Cos'è Quota 104
  4. Spunta Quota 103
  5. Proroga Ape Social

Addio Quota 100

Di certo, al momento, ci sono solo i provvedimenti che verranno cancellati perché reputati troppo onerosi. Si tratta di Quota 100, la misura per cui si poteva ritirarsi dal mondo del lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi a scadenza nel dicembre 2021, fra gli ultimi retaggi del governo gialloverde (quello a trazione Lega-Movimento 5 Stelle) e di Opzione Donna, scivolo pensionistico riservato alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2020 avessero compiuto 58 anni se dipendenti o 59 anni se autonome con 35 anni di contributi versati. Da qui al varo della manovra, quindi, potrebbero spuntare altre proposte, frutto anche del confronto fra le varie anime del governo.

Cos'è Quota 102

Quota 102 sarebbe il primo provvedimento destinato a sostituire Quota 100 ed entrerebbe in vigore dall'anno prossimo, ovviamente se venisse inserita all'interno della legge di bilancio. Con Quota 102 potrebbero andare in pensione lavoratori e lavoratrici, in parte o totalmente retributivi, con 64 anni di età e 38 di contributi. La platea interessata, per quanto riguarda l'anno 2022, ammonterebbe a 50mila persone. 

Cos'è Quota 104

Quota 104, invece, scatterebbe nel 2023. In questo caso l'uscita anticipata dal mondo del lavoro riguarderebbe chi ha compiuto 65 anni di età, maturandone 39 di contribuzione. Sulla possibilità di intervenire con Quota 104, però, è di oggi una dichiarazione di Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali, che sembra allontanare dall'orizzonte questo "scivolino". "Nella proposta del Governo inserita in Manovra sulle pensioni - afferma Brambilla - c'è un 'errorino' tecnico, laddove si dice che nel 2023 si farà Quota 104. Non va bene, perché se noi dovessimo fare nel 2022 Quota 102 e nel 2023 Quota 104, di fatto è come se rifacessimo la Fornero e per 5 anni non va più in pensione nessuno".

Poi prosegue: "Io devo dare almeno 18 mesi per poter consentire a quelli bloccati da Quota 100 a Quota 102 di poter andare in pensione. Se vogliamo aumentare qualcosa in più (ma per me è inutile), dobbiamo farlo dopo 18 mesi, non dopo un anno".

Spunta Quota 103

E sempre Brambilla, sostenendo la validità di Quota 102, mette in campo una terza possibilità. "E' proprio un errore tecnico, si potrebbe forse eventualmente fare Quota 103 ma no certamente Quota 104. Così come non è opportuno spostare più in là Quota 104, dato che si annulla l'effetto. Va bene Quota 102 con 38 anni di contributi: 4 anni di anticipo per l'età e 4 anni di anticipo per i contributi, è in equilibrio".

Prolungamento Ape social

Della possibilità di prorogare questa misura, anch'essa in scadenza al dicembre 2021, ha parlato il presidente dell'Inps Pasquale Tridico. L'ipotesi al momento all'orizzonte è quella di un'estensione di due anni e del rafforzamento dell'Ape social, l'Anticipo pensionistico sociale introdotto nel 2017, destinato ai disoccupati di lungo corso, a chi assiste familiari o persone in estrema difficoltà e a una quindicina di categorie di lavoratori impegnati in attività considerate usuranti.

La platea dovrebbe essere estesa in linea con le indicazioni della commissione tecnica del ministero del Lavoro incaricata di studiare la gravosità dei lavori che ha consegnato il suo rapporto: l'ampliamento delle categorie dei lavoratori gravosi (fino a che punto estenderla dipenderà dalle risorse a disposizione) e per alcune categorie, a partire dagli edili, con la riduzione del requisito a 30 anni di contributi invece di 36.

Il problema di questa idea potrebbe essere il costo destinato all'intervento. Secondo quanto spiegano fonti sindacali, infatti, il rafforzamento dell'Ape social da solo costerebbe 1 miliardo. E sarebbe questa, al momento, la dote totale per la previdenza che il governo intende spendere in manovra.