L'interno del carcere incompiuto di Revere
L'interno del carcere incompiuto di Revere

Milano, 14 marzo 2019 - Ventisette cantieri fermi. Progetti avviati, finanziati, appaltati e poi arenati. Aziende fallite, idee sbagliate, intoppi burocratici o problemi tecnici hanno fatto naufragare i sogni di comuni, aziende ospedaliere, province e aziende pubbliche. Anche l’efficienza lombarda fa i conti con i suoi buchi neri. Le sue incompiute.

Ogni anno la legge obbliga la Regione a raccoglierne le tracce da chi le ha pianificate e a inserirle in un elenco della vergogna, che ogni cittadino può consultare. E ci sono strade, marciapiedi e fognature per nuovi quartieri, ma anche diverse scuole, nuove o da ristrutturare, case popolari e alloggi condivisi per giovani. E poi, centri sportivi, palazzetti, persino ampliamenti e restauri di ospedali pubblici. Ogni opera bloccata ha un luogo, un nome, un proprietario e soprattutto un costo diviso in due voci: quello che i contribuenti hanno pagato e quello che dovranno ancora pagare, se gli operai dovessero tornare per completare il lavoro. E la prima sorpresa è che più di un terzo di questi interventi non avrebbe bisogno di neppure un centesimo di finanziamento ulteriore per essere completata. Sì, perché i soldi sono stati spesi tutti. L’intoppo sta spesso in un fallimento dell’azienda costruttrice, prima di un collaudo. In un problema burocratico legato al cambio delle norme di sicurezza o degli standard per quel tipo di infrastruttura. Se l’opera arenata più cara dell’elenco resta quella torre di babele del palazzetto dello sport di Cantù, emblematico è in caso di un carcere, quello di Revere, nel territorio di Borgo Mantovano. Tre milioni di euro stanziati, uno già speso. Poi il Ministero della Giustizia ha ritenuto che non fosse più necessario ultimarlo e l’ha “regalato” al comune. Che non sa che farsene e soprattutto non ha i due milioni che servono a finirlo.