Lombardia, risorsa d'Italia
Lombardia, risorsa d'Italia

Milano, 8 dicembre 2019 -  Nel deserto della fiducia, delle nascite e dell’ansia dominante, senza la Lombardia il ritratto dell’Italia tracciato dal 53esimo rapporto Censis sarebbe decisamente più buio. Più bassi gli indicatori medi della crescita, sociale e non solo economica, più alto il distacco con la politica, più complesso il rapporto fra formazione ed economia. Non che manchino aspetti critici: in Lombardia resta alto, da record, il numero di giovani laureati e capaci che fuggono altrove. Rimane sotto soglia anche il dato sulla natalità, ma nel complesso il tessuto sociale tiene.

A dimostrare che la Lombardia, Milano soprattutto, costituiscano una meta per tutta l’Italia sono i numeri stessi. «Nel 2018 l’area milanese, con 68mila nuove iscrizioni all’anagrafe – scrivono i sociologi del Censis –, supera quella romana per quanto riguarda la dimensione dei flussi in arrivo». E solo sette anni fa non era così. «Al contrario – proseguono gli studiosi – nel 2012 si registravano 91.000 nuove iscrizioni nell’area romana contro le 77.000 di quella milanese». Il solito duello Roma-Milano che in meno di un decennio inverte i rapporti di forza e i trend di crescita. Come a dire che «l’area milanese si conferma insieme a Bologna e ad alcuni poli urbani della via Emilia l’area italiana a maggiore attrattività». Sarà anche per merito di una società ancora più solida rispetto al resto d’Italia, ma Milano e la Lombardia - nel vortice della sfiducia collettiva nei confronti della politica - sembrano mantenersi su livelli meno drammatici. Unica misura attendibile oltre i labili sondaggi è quella dell’astensione alle urne: ebbene, tra il 2001 e il 2018, il dato nazionale restituisce una fuga dai seggi aumentata del 5%. La Lombardia soffre, piazzandosi sopra la media al 7,3%, ma non segna il record, con un quasi rassicurante quinto posto.

Non un dato confortante, ma sufficiente per distaccare la situazione locale da quella del Sud. Dal quale continua, costante, l’attrazione di popolazione, come avveniva nei lontani anni Cinquanta, per le innegabili possibilità di lavoro offerte dalla metropoli e dalle altre province. Una situazione socioeconomica che si trasferisce - almeno in parte - sul tasso di crescita della popolazione e della natalità. Se il record nazionale spetta a Bolzano, che con il suo +2,4% degli ultimi quattro anni è la sola provincia con un saldo di nascite positivo e la prima per pil pro-capite, è pur vero che Milano brilla. Seconda in Italia per crescita demografica è Prato (+1,9%), terza la città metropolitana di Milano (+1,7%), quarta la provincia di Parma (+1,4%). In tutto, nel Milanese, con 3,2 milioni di abitanti, i residenti sono cresciuti negli ultimi anni di 53mila unità. La dimensione di una piccola città come Siena. Ma perché accade? La risposta la forniscono i dati economici. All’ombra della Madonnina, nonostante la crisi dei dazi, l’economia tiene ancora. La congiuntura di Unioncamere, infatti, segna una crescita della produzione dell’1,1% nel terzo trimestre dell’anno, che diventa un +1,9% nel tendenziale annuo dell’artigianato. Numeri significativi, che però non hanno bloccato i 24mila lombardi - giovani e qualificati – che hanno cercato un futuro più prospero fuori dall’Italia. Anche questo un record.