CONTRATTO DI ESPANSIONE, contratto di rioccupazione, nuova Naspi, cassa integrazione gratuita, incentivi e gravi contributivi per chi assume un disoccupato a tempo indeterminato. Sono molteplici gli strumenti che il governo ha messo in campo o rafforzato nel Decreto Sostegni bis in vista della scadenza del blocco dei licenziamenti a fine giugno per le grandi imprese e l’edilizia. Attesa per luglio è, invece, la riforma complessiva degli ammortizzatori sociali per arrivare a uno strumento universale di gestione delle crisi e dell’uscita dall’emergenza Coronavirus, anche e soprattutto in connessione con la seconda data fatidica dell’anno, quella del 31 ottobre, quando scadrà il divieto di licenziare nei servizi e nelle piccole e medie imprese. Alla batteria di strumenti per fronteggiare la possibile ondata di...

CONTRATTO DI ESPANSIONE, contratto di rioccupazione, nuova Naspi, cassa integrazione gratuita, incentivi e gravi contributivi per chi assume un disoccupato a tempo indeterminato. Sono molteplici gli strumenti che il governo ha messo in campo o rafforzato nel Decreto Sostegni bis in vista della scadenza del blocco dei licenziamenti a fine giugno per le grandi imprese e l’edilizia. Attesa per luglio è, invece, la riforma complessiva degli ammortizzatori sociali per arrivare a uno strumento universale di gestione delle crisi e dell’uscita dall’emergenza Coronavirus, anche e soprattutto in connessione con la seconda data fatidica dell’anno, quella del 31 ottobre, quando scadrà il divieto di licenziare nei servizi e nelle piccole e medie imprese.

Alla batteria di strumenti per fronteggiare la possibile ondata di cessazioni di rapporti di lavoro manca, però, un tassello rilevante: l’avvio, finalmente, di politiche attive degne di questo nome, in una logica di cooperazione tra pubblico e privato come non si potuta vedere nell’ultimo decennio e meno che mai nella fase più recente di gestione dell’Anpal. In questo quadro, tra le formule più efficaci, non dovrebbe mancare il riconoscimento della validità dell’outplacement come strumento di accompagnamento nelle fasi critiche di transizione da un lavoro all’altro. Basta un caso concreto per rendersi conto della sua funzione. Le oltre 1.000 persone, tra dirigenti, quadri, impiegati e operai, per lo più sopra i 45 anni, supportate nel 2020 da Intoo (la società specializzata di Gi Group), hanno ritrovato lavoro nell’85% dei casi in circa 6,5 mesi: il 70% come dipendenti, il resto optando, invece, per l’avvio di un’attività autonoma, come free lance oppure di microimprenditorialità. "In un anno "horribilis" come il 2020 – spiega Cetti Galante, amministratore delegato della società – questi risultati sono stati possibili perché l’outplacement è un supporto personalizzato e intensivo con una metodologia consolidata". Ma come funziona il meccanismo? "Nel percorso di outplacement – puntualizza il manager – si parte dall’individuo e lo si porta verso il mercato. Tutte le persone a cui l’azienda concede l’outplacement nel pacchetto di uscita vengono affiancate da consulenti di carriera specializzati, con esperienza nel settore di provenienza della persona che seguono, formati in modo specialistico per accompagnare le persone a riattivarsi, acquisire piena consapevolezza delle proprie competenze e di quelle chiave che vanno sempre tenute aggiornate, a esercitarsi con simulazioni live sui colloqui di lavoro e trarre tutto il valore dall’uso dei social e del networking". Senza tralasciare nessuno dei candidati affidati, anche i più "deboli", aiutando tutti a scoprire le proprie potenzialità e a colmare i propri eventuali gap di competenze per tornare a riproposi sul mercato, purché corresponsabili nel proattivarsi da subito nella ricerca del lavoro, senza adagiarsi sugli ammortizzatori sociali e restando aperti a seguire le proprie attitudini anche in strade alternative, come la creazione di impresa, di cooperative, di start up o lavori da freelance, specialmente dopo i 50 anni.

A riprova del fatto che l’outplacement funziona, rileviamo che le percentuali di successo non cambiano anche nei Paesi nei quali lo strumento è obbligatorio: in Francia dove una sola società può supportare anche 40.000 persone l’anno il tasso di rientro nel mercato è intorno al 75%. "È tempo – avvisa Galante – di potenziare il sistema delle politiche attive, far partire da subito percorsi di riqualificazione finanziabili, rendere obbligatorio l’assegno di ricollocazione che dovrebbe scattare dal primo giorno di disoccupazione e incoraggiare l’adozione dell’outplacement, sgravando le imprese di una parte del costo, ricomprendendolo nei servizi finanziabili con i fondi interprofessionali, defiscalizzandone il costo o includendolo in una delle linee del Recovery Fund dedicate al capitolo lavoro. Sono queste, infatti, le proposte che AISO, l’Associazione che rappresenta le società specializzate in Italia, porta avanti in un costante dialogo con il governo".