IL NOSTRO sistema di welfare, di fronte alla pandemia, ha tenuto: è questo il bilancio che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, hanno condiviso in occasione della recente presentazione del rapporto Inps sul 2020. 515.000 nuclei familiari hanno ottenuto i congedi straordinari dal lavoro per seguire i figli; 722.000 famiglie hanno avuto accesso al reddito di emergenza; oltre 10 milioni di lavoratori hanno ricevuto bonus e indennità per far fronte alle ricadute economiche del Covid, 210.000 disoccupati hanno ottenuto il prolungamento della Naspi: le misure messe in campo hanno messo un freno al disastro sociale che la pandemia aveva avviato. Accanto a questa analisi è giusto affiancare un dato meno conosciuto: i quattro patronati più rappresentativi del nostro Paese – Acli, Inas Cisl, Inca Cgil e Ital Uil – da soli hanno...

IL NOSTRO sistema di welfare, di fronte alla pandemia, ha tenuto: è questo il bilancio che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, hanno condiviso in occasione della recente presentazione del rapporto Inps sul 2020. 515.000 nuclei familiari hanno ottenuto i congedi straordinari dal lavoro per seguire i figli; 722.000 famiglie hanno avuto accesso al reddito di emergenza; oltre 10 milioni di lavoratori hanno ricevuto bonus e indennità per far fronte alle ricadute economiche del Covid, 210.000 disoccupati hanno ottenuto il prolungamento della Naspi: le misure messe in campo hanno messo un freno al disastro sociale che la pandemia aveva avviato. Accanto a questa analisi è giusto affiancare un dato meno conosciuto: i quattro patronati più rappresentativi del nostro Paese – Acli, Inas Cisl, Inca Cgil e Ital Uil – da soli hanno trattato oltre 10 milioni di pratiche per accedere a quelle misure. Dietro a quelle pratiche, ci sono in realtà oltre 10 milioni di persone che abbiamo supportato in una fase delicata della loro vita e del Paese.

Di fronte al panorama in cui Covid e lockdown hanno colpito maggiormente le persone più vulnerabili, aggravando le ingiustizie sociali già presenti, l’azione dei patronati si è rivelata fondamentale. In una fase in cui le istituzioni e gli enti più rappresentativi hanno deciso di operare in smart working, noi abbiamo scelto ancora una volta la prossimità, pur nel pieno rispetto delle norme per la salute e la sicurezza dei nostri operatori e delle persone che ci hanno chiesto aiuto. I cittadini hanno confermato di avere fiducia nella nostra capacità di garantire risposte sociali qualificate. Per l’Inps, nel 2020, oltre il 60% delle domande di tutele è stato presentato dal sistema patronati, una cifra che va oltre il 90% delle richieste quando si parla di pensioni. I numeri raccontano il ruolo straordinario che la rete dei patronati ha sviluppato nel Paese, con migliaia di operatori che, con un lavoro silenzioso ma importante, hanno permesso a migliaia di cittadini di accedere a prestazioni, benefici e bonus. Siamo di fronte a un lavoro di forte presenza sul territorio su cui riteniamo indispensabile richiamare l’attenzione: la scelta di mettere realmente al centro la persona ha rappresentato – ancora di più nell’emergenza – un modello di equità sociale poco valorizzato.

I valori della sussidiarietà, dell’ascolto e dell’accompagnamento – perché di fatto non facciamo semplicemente pratiche ma ci relazioniamo con le persone e accogliamo i loro bisogni – rappresentano fattori che non possono venire meno nemmeno di fronte all’evoluzione tecnologica, che pure è necessaria, perché hanno un senso oltre l’emergenza e costruiscono coesione sociale. Su queste basi è il momento di guardare oltre: dobbiamo interrogarci su come il sistema dei patronati, insieme ad altri soggetti, può essere un pezzo di una nuova rete di welfare, in cui dare risposte a vecchie e nuove povertà, disoccupazione, carriere flessibili, gestione degli equilibri famiglia-lavoro, non autosufficienza e molte altre istanze sociali che caratterizzano la nostra società.

La lezione che l’emergenza sanitaria ci ha insegnato è che, tra i bisogni più pressanti, subito dopo il bene primario della salute, viene il lavoro. Se negli ultimi mesi abbiamo seguito migliaia di richieste di Naspi, in prospettiva i patronati potranno impegnarsi per le politiche attive, anello di un sistema per accompagnare a possibili sostegni alla ricollocazione. In un welfare che punterà a contrastare la denatalità, potremo affiancare le famiglie per l’accesso agli incentivi che ci auguriamo vengano messi in campo, in modo adeguato, per contribuire a invertire la tendenza. Per chi affronta le difficoltà della non autosufficienza, potremo essere un ponte verso una rete di servizi strutturata. Se, nel pieno nella pandemia, volontariato, patronati e altri protagonisti del sociale hanno dato risposte straordinarie non possono essere accantonati, ma devono diventare testata d’angolo per costruire e far evolvere un sistema di welfare inclusivo. Ecco perché, se ci mettiamo a riflettere sul percorso svolto fin qui, vediamo tante altre possibilità di azione, perché il nostro impegno di relazione e prossimità rimane insostituibile se vogliamo accompagnare lo sviluppo di uno stato sociale fondato su umanità ed equità.

* Presidente Inas Cisl