Per il manifatturiero meccanico segnali di arretramento
Per il manifatturiero meccanico segnali di arretramento

Monza - Tanto lavoro precario, flessibile e intermittente, fino anche a quello in nero, mentre i contratti “veri“ sono sempre meno – e quelli che ci sono resistono perché c’è il blocco dei licenziamenti – mentre le occasioni di assunzione, già rare da anni, sono quasi del tutto sparite. In pratica, almeno finché durano le misure d’emergenza del Governo, il problema del mercato del lavoro in Brianza non è di quantità ma di qualità.

Ha fatto discutere l’ultimo notiziario statistico pubblicato a marzo sulla situazione occupazionale nella provincia Mb, uno studio con i dati Istat sul lavoro del 2020 che indica come, nonostante l’emergenza, il numero di lavoratori si sia mantenuto stabile e anzi, rispetto al 2019, sia pure calato il tasso di disoccupazione. Ma non sempre la statistica è specchio della realtà e la Cgil brianzola segnala come il mercato del lavoro dell’ultimo anno sia viziato dal blocco dei licenziamenti insieme alle circa 94 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate solo in Brianza. "La crisi economica e sociale ingenerata dalla pandemia – spiega Giulio Fossati, segretario Cgil Monza e Brianza – avrà effetti negativi difficilmente superabili nel breve periodo".

La situazione d’emergenza richiede, secondo il sindacato, forti investimenti e una regìa pubblica per sostenere i nostri settori strategici come il manifatturiero meccanico che "vede pesanti segnali di arretramento e perdite di posti: una contrazione di 1.800 addetti", dicono i dati di Cgil. Ci sono settori come la logistica che sono cresciuti (+11,4% e 1.300 posti di lavoro) o la sanità (+4,19% e circa 1.400 posti) ma "lo scenario – prosegue Fossati – vede già una riduzione del numero di addetti tra ottobre e dicembre 2020 di 3.256 lavoratori". A cui si aggiunge una riduzione degli avviamenti di oltre 17mila unità. Il lavoro a tempo determinato nel 2020 ha avuto una contrazione di 8mila attivazioni rispetto al 2019, mentre il tempo indeterminato ha registrato 4mila avviamenti in meno. Cala anche l’apprendistato mentre aumentano forme di lavoro come i co.co.co a dimostrazione che "l’occupazione nel nostro territorio – prosegue il segretario Cgil – vira vigorosamente verso contratti precari, più corti e frequenti, con bassi salari, mostrando anche una minore propensione delle aziende a investire in formazione".

Secondo il sindaco Dario Allevi bisogna "proseguire con l’emersione del lavoro nero, in particolare nei servizi domestici", mentre è critica la situazione del cosiddetto lavoro somministrato con gli addetti (circa 1.700 attivazioni in meno su 13mila del 2020) che vengono sottoutilizzati, con chiamate per periodi ridotti che arrivano anche a essere inferiori a 10 giorni di lavoro in un anno".