QUESTA CITTÀ è troppo grande senza intelligenza artificiale. Lo sentiremo ripetere spesso nei prossimi anni. Così come in passato le città furono elettrificate, dotate di servizi idrici e altre utilities che oggi consideriamo la normalità, il prossimo passo sarà la creazione di una rete digitale che permetta a auto, servizi, persone, di muoversi e operare con una connessione superiore a ciò che oggi siamo abituati a trovare. Facile a dirsi, direte. Il problema non è però la tecnologia, ma la creazione di un sistema digitale collegato e unico, in grado di dialogare e quindi garantire servizi integrati. Ed è quello che si propone di fare Sensoworks, una startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale che ha ideato le prime smart city gestite interamente da algoritmi. Come funziona l’idea? "Grandi...

QUESTA CITTÀ è troppo grande senza intelligenza artificiale. Lo sentiremo ripetere spesso nei prossimi anni. Così come in passato le città furono elettrificate, dotate di servizi idrici e altre utilities che oggi consideriamo la normalità, il prossimo passo sarà la creazione di una rete digitale che permetta a auto, servizi, persone, di muoversi e operare con una connessione superiore a ciò che oggi siamo abituati a trovare. Facile a dirsi, direte. Il problema non è però la tecnologia, ma la creazione di un sistema digitale collegato e unico, in grado di dialogare e quindi garantire servizi integrati. Ed è quello che si propone di fare Sensoworks, una startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale che ha ideato le prime smart city gestite interamente da algoritmi. Come funziona l’idea? "Grandi masse di dati raccolti da sensori sparsi in ogni angolo urbano vengono rielaborati dagli algoritmi per gestire sistemi automatizzati, mantenere in funzione servizi e rispondere alle esigenze dei cittadini", sintetizza Sensoworks. In pratica l’idea è creare "un unico ecosistema nel quale le piattaforme software e i dispositivi connessi — includendo anche lampioni intelligenti, automobili, wearables e smartphone — interagiscono con le attività quotidiane della città, dal parcheggio smart alla raccolta dei rifiuti, dal supermercato intelligente allo smart hospital".

L’idea delle smart city risale a qualche anno fa. La prima a essere indicata come tale è stata Curitiba, in Brasile. E sempre in Brasile Siemens ha investito nella realizzazione di una nuova smart city, Aguaduna, dove l’integrazione dei servizi digitali va di pari passo con la sostenibilità ambientale. Il progetto prevede un 14% di strade ed edifici e il restante 86% di lagune naturali, dune e parchi.

Un conto però è realizzare un progetto ex novo, un altro è trasferire la tecnologia su città esistenti. Ed è questo il modello della start up italiana. Dove tutto si basa sull’Internet delle cose (IoT): una rete quindi di sensori che raccolgono le informazioni e e le trasferiscono ai sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo ambizioso (ma perfettamente realizzabile oggi) è elaborare le informazioni per "anticipare i bisogni degli abitanti".

Lo snodo decisivo è garantire una rete di infrastrutture digitali che solo l’ente pubblico può garantire. Il Pnrr, altrimenti conosciuto come Recovery Fund, dovrebbe intervenire massicciamente. In pratica occorreranno i sensori in grado di raccogliere e rielaborare le informazioni digitali sorretti da una rete 5G capace di elaborare e convogliare massicci pacchetti di dati. "È ormai indispensabile — dice Niccolò De Carlo, Ceo e co-fondatore di Sensoworks — una transizione ad un modello di economia circolare. Sensoworks si occupa di fornire lo strumento tecnologico per garantire un controllo più efficiente e accurato di una mole di dati. Cerchiamo di fornire un punto di osservazione più alto rispetto a come si comportano le città e i loro abitanti". Il passo successivo è una svolta: arrivare all’Internet of Behavior e non più all’Internet of Things.

Purtroppo l’Italia deve fare ai conti su una serie di carenze strutturali. Su quali infrastrutture esistenti potremo contare? "Non esistono dati certi per ben 850.000 chilometri di strade, 2.200 gallerie, 21.100 ponti e 6.320 cavalcavia, così come abbiamo poche informazioni in merito alle ferrovie e alle metropolitane", segnala Sensoworks. Mancano dati essenziali su parti considerevoli del nostro patrimonio infrastrutturale – rincara Niccolò De Carlo – e questo è un paradosso se si pensa che il nostro Paese sta avviando una transizione verso le smart city avanzate, in cui grandi masse di dati raccolti da sensori sparsi in ogni angolo urbano vengono rielaborati dagli algoritmi". Eppure una smart city non è solo una scommessa tecnologica (o un azzardo). È anche un modo per risparmiare risorse. Secondo gli analisti di Sensoworks, ad esempio, i nuovi sistemi automatizzati di gestione del traffico e le soluzioni di Intelligenza Artificiale potrebbero fare risparmiare a livello globale circa 300 miliardi di dollari entro il 2026.