"COME perdere soldi in Borsa": è il titolo della tradizionale dispensa del lunedì disponibile da oggi su www.youfinance.it. Una guida, tutta da leggere d’un fiato, curata da Stefano Fanton, socio ordinario professional Siat, trader, formatore e scrittore e da Tony Cioli Puviani, trader indipendente. La dispensa comincia ricordando l’essenza del gioco del poker dove più che una buona mano conta come si gioca la mano, qualunque essa sia. Quindi ottime...

"COME perdere soldi in Borsa": è il titolo della tradizionale dispensa del lunedì disponibile da oggi su www.youfinance.it. Una guida, tutta da leggere d’un fiato, curata da Stefano Fanton, socio ordinario professional Siat, trader, formatore e scrittore e da Tony Cioli Puviani, trader indipendente. La dispensa comincia ricordando l’essenza del gioco del poker dove più che una buona mano conta come si gioca la mano, qualunque essa sia. Quindi ottime carte possono causare rovinose perdite e pessime combinazioni possono portare alla vittoria. Una parte integrante del poker è il bluff. E il bluff esiste anche nel trading con la differenza, spiegano gli autori della dispensa, che in questo caso non c’è l’avversario. Perché il bluff "viene attuato contro noi stessi: è un inganno subdolo, difficile da combattere e che tutti i trader, prima o poi, trovano nel loro cammino".

Ovvero, la vera controparte di ogni operazione finanziaria non è il mercato ma, avvertono Fanton e Cioli Puviani "quella che ci guarda nell’animo, quella che cerca di condizionarci e di vedere fin dove possiamo arrivare". Quindi "noi stessi". Perché, aggiungono gli autori "siamo noi a costruire aspettative, a sviluppare strategie e a bluffare con noi stessi modificando gli stop della posizione, incrementando o decrementando un trade, costruendo illusioni con lo solo scopo di poter dire che, alla fine, avevamo ragione a tener duro". Nella realtà, la maggior parte degli aspiranti trader perde tempo e denaro. Perché molti conoscono le tecniche di trading ma soffrono della "sindrome del colpo grosso". Perché non costruiscono strategie di trading ma di equity line ben costruite dove, nella migliore delle ipotesi, non finiscono mai soldi veri. Ma anche perché, sottolineano Fanton e Cioli Puviani, non sanno modificare i comportamenti in funzione degli eventi, tentano di dare una spiegazione causa-effetto ai movimenti dei mercati e ricercano la scienza nell’arte.

Ma soprattutto perché, nutriti di convinzioni incrollabili, non si contempla la perdita come uno scenario possibile. Invece, la perdita (come le armi di difesa: lo stop loss, inteso come perdita massima che si desidera subire) deve essere "l’elemento centrale di ogni trade di successo" allenando per questo "la mente e lo stomaco".

A. Pe.