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29 apr 2022

Guerra in Ucraina, ecco quanto costano le sanzioni ad ogni italiano

Qual è il prezzo della pace? Le misure contro la Russia e il rischio di embargo di gas e petrolio pesano sulle bollette e sul costo della vita

arnaldo liguori
Economia
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La bilancia della pace e il costo della guerra e del gas

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La guerra tra Russia e Ucraina e le sanzioni occidentali al governo di Vladimir Putin stanno impattando profondamente sull’economia italiana. In primo luogo, sul prezzo dell’energia, che ha visto un’impennata del costo del gas naturale e di conseguenza dell’elettricità e di molti beni. In secondo luogo, sui mercati finanziari, che hanno visto contrarre il commercio e crescere l’incertezza.

Tutto questo ha un costo che per individui e famiglie si manifesta sotto forma di rincari e bollette. Queste ultime, in particolare, sono mediamente raddoppiate rispetto al 2021. La Banca d’Italia ha ipotizzato tre scenari, in quello migliore l’Italia perde l’1,7 del Prodotto interno lordo rispetto alle stime precedenti alla guerra. Nello scenario intermedio perdo il 2,5 per cento, nel peggiore il 5,2.

In soldoni, il costo per ogni italiano si aggira tra 500 a 1.500 euro circa. Per una famiglia media il prezzo delle sanzioni alla Russia e delle conseguenti ritorsioni va da 1.170 a 3.600 euro. Un prezzo che abbiamo già iniziato a pagare facendo la spesa, saldando le bollette e rifornendo la nostra automobile.

Il problema, ora, è che scenario peggiore (che vede una perdita di 1.500 euro a persone) si fa ogni giorno più probabile. La situazione più grave ipotizzata dalla Banca d’Italia vede infatti un’interruzione dei flussi di gas russo solo in parte compensata da altre fonti. E al momento, sia l’Unione europea che la Russia si stanno già preparando a questo scenario, dando quasi per scontato che, prima o poi, avverrà.

C’è poi il problema della volatilità finanziaria per le imprese. Benzina, gasolio, materie prime: i prezzi salgono e scendono continuamente. «Quello che è peggio sono gli sbalzi, le fluttuazioni», spiega l’economista Carlo Andrea Bollino. «Se il prezzo della benzina e del gas vanno su e giù, le imprese non riescono a fare i conti e non facendo i conti, cosa fanno? Tirano i remi in barca. Cioè non producono più. Cioè non accettano gli ordini. Cioè licenziano, prima o poi, i lavoratori».

L’economista è molto chiaro: «Non è un problema di condizionatori d’aria e di riscaldamento come ha detto Mario Draghi». «Questo è l’epifenomeno. Quello che conta è la fornitura di energia per le nostre imprese che devono fare automobili, ferro, acciaio, alluminio, vetro, tecnologia, tutto ciò che serve al sistema industriale italiano che esporta in tutto il mondo».

In conclusione, indipendentemente dalla propria opinione sulla guerra, le sue conseguenze impatteranno sulle tasche di tutti. Per la maggiora parte degli analisti, tuttavia, le sanzioni sono l’unico mezzo non violento per fare pressioni su Vladimir Putin e sull’oligarchia russa con l’obiettivo di farli sedere al tavolo dei negoziati. È questo, in altre parole, il prezzo della pace.

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